Il Tirreno

Livorno

«Nessun aumento per le mense e non è vero che siamo i più cari»

di Rosanna Harper

L’assessore Roncaglia risponde alle critiche dei giorni scorsi sulle tariffe per la ristorazione scolastica Su 6160 famiglie, 2093 pagano il massimo (134,30 euro al mese), ma 574 genitori sono esenti

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LIVORNO. «Non c’è stato alcun aumento di tariffe delle mense comunali, né quest’anno né quello precedente. E non corrisponde a verità che Livorno abbia il servizio mensa più caro della Toscana». L'assessore allo sviluppo Carla Roncaglia risponde così alle critiche che, sollevate nei giorni scorsi da Marco Cannito (in rappresentanza del gruppo di famiglie), additano Livorno come uno dei comuni più cari in Toscana per il costo del servizio mensa. Affermazioni che, secondo l’assessore Roncaglia, sarebbero «scaturite da una presunta indagine svolta da genitori di bambini che frequentano la scuola primaria in città».

Tariffe differenziate. L'assessore cerca di fare chiarezza su cifre e tariffe. «L'affermazione avanzata da questa indagine parla di un costo medio di 130 euro al mese per famiglia. Cosa che non corrisponde al vero: abbiamo tariffe che prevedono una serie di fasce differenziate. Una prima fascia è quella di esenzione totale: le famiglie con un reddito sotto i 5000 euro non pagano niente. Le fascia più alta, invece, è di 134 euro al mese. In mezzo ci sono una serie di fasce che corrispondono a varie soglie Isee: sono dieci in totale e stabiliscono tariffe differenti a seconda del reddito». I dati forniti da Roncaglia si riferiscono alla copertura della ristorazione scolastica nelle scuole dell'infanzia statali e comunali e nelle scuole primarie (nidi esclusi).

Cinquecento esenti. Secondo le cifre fornite dall'assessore, le famiglie che a Livorno hanno un'esenzione totale sono oltre 500: 328 nelle scuole primarie, 163 nelle scuole dell'infanzia statale e 78 in quelle dell'infanzia comunali. Le famiglie che pagano, invece, la quota per intero sono circa 2903: 1625 nella scuola primaria, 650 nelle scuole d'infanzia statali e 423 nelle scuole d'infanzia comunali. E questi numeri possono essere messe in evidenza con le percentuali fornite dall’amministrazione comunale, durante la conferenza stampa di ieri, convocata proprio dall’assessore Roncaglia. Secondo queste cifre, i 574 esenti rappresentano il 9% del totale, quelli che pagano meno di 70 euro sono il 20%, mentre quelli che hanno una tariffa inferiore a cento euro sono il 32%. La media ponderata è pari al 104,77 euro.

La sentenza del Tar. Riguardo le critiche mosse al Comune sulla mancata applicazione della sentenza del Tar Toscana (la numero 559 dello scorso aprile), secondo cui la mensa non rientrerebbe tra le prestazioni sociali applicabili al calcolo Isee, l'assessore spiega. «È vero che la mensa non rientra tra le prestazioni sociali. Per la mensa non è obbligatorio ricorrere al calcolo Isee: è una prestazione a domanda, che riguarda la singola famiglia. Noi lo utilizziamo per applicare agevolazioni ai cittadini, stabilendo diverse fasce di pagamento. Nessuna famiglia copre il costo effettivo della ristorazione. Ogni anno, il Comune copre la differenza del costo del servizio reale e quello che riscuote dal pagamento delle quote». E poi l’assessore aggiunge: «Ogni volta che un bambino risulta assente viene detratto, dalla quota variabile, 1,85 euro. La quota fissa, invece, serve a ricoprire il costo del servizio di mensa».

Confronti difficili. La mensa, secondo il fatturato delle cooperative che gestiscono il servizio, costa nel complesso 6 milioni di euro all'anno. «Non si può fare un confronto con altri comuni – conclude Carla Roncaglia. Abbiamo diversi fattori che fanno la differenza. Uno di questi è l'uso del biologico nei pasti, poi il fatto che non usiamo le monoporzioni e che le scuole dell'infanzia somministrano ancora le colazioni. Non è vero che non applichiamo riduzioni sui secondi figli: nella materna e nella primaria applichiamo una detrazione di 2100 euro sull'Isee per le famiglie che hanno due bambini».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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