Sicurezza
E domani tocca all’acquedotto
Occhi puntati sul Cisternino ottocentesco dell’architetto Poccianti
LIVORNO. Oggi la serie delle immagini di “Livorno dal cielo” porta in edicola il porto industriale fra gru, navi e banchine. Domani invece punteremo i riflettori appena tre chilometri più a est, ma quanto basta per finire quasi in un altro mondo. Alla periferia della città, ma assai diverso da moli e transtainer. Il riferimento è al Cisternino, un edificio ottocentesco appena risistemato che rappresenta un filotto con altri due edifici nel cuore della città: il Cisternino di Città, all’angolo fra piazza della Repubblica e l’inizio di via Grande; e il Cisternone, che è un maxi-serbatoio tuttora in funzione.
Si potrebbe perfino risalire all’indietro fino alle fonti di Colognole e alle belle testimonianze di architettura che quell’acquedotto leopoldino ha lasciato in mezzo ai nostri boschi. Ma questo è un percorso che ci porterebbe troppo lontan o: proviamo semmai ad andare lontano ma camminando a ritroso nella storia.
Il motivo? Accorgerci di quel che ha rappresentato l’acquedotto della prima metà dell’Ottocento che dobbiamo al geniaccio di Pasquale Poccianti. Come si racconta nei testi a corredo delle foto aeree di Fabio Muzzi, l’avevano mandato quaggiù per toglierselo dai piedi a Firenze e neutralizzarne l’ascesa della carriera: di fatto, negli acquedotti di casa nostra forse ha dato il meglio di sé.
Vale anche la pena di ricordarsi, sempre parlando di acquedotti, che quello successivo inventato dall’assessore Donegani da cent’anni disseta la città. Segno di una capacità di guardare lungo, oltre l’emergenza del momento.
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