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«Sono io la vittima» Romano si scusa in tribunale, ma poi...

«Sono io la vittima» Romano si scusa in tribunale, ma poi...

LIVORNO. «La vittima sono io». Non si placa, nonostante il pronunciamento del giudice di pace, la querelle tra il segretario di Idv, Andrea Romano, e l’ex sindaco Gianfranco Lamberti. Come riportato...

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LIVORNO. «La vittima sono io». Non si placa, nonostante il pronunciamento del giudice di pace, la querelle tra il segretario di Idv, Andrea Romano, e l’ex sindaco Gianfranco Lamberti. Come riportato ieri dal Tirreno, il dito medio, le linguacce e la parola «scemo» che lo scorso anno avrebbero costretto il presidente del consiglio comunale a interrompere una conferenza dei capigruppo, sono costate al dipietrista 350 euro di risarcimento a Lamberti. «Il giudice – si legge nell’atto firmato da Angela Barcia – ritiene che le scuse sottoscritte a verbale dall’imputato e la somma corrisposta siano idonei a riparare il danno subito dalla persona offesa».

Ma «nessuno mi ha condannato per nessun reato, né a risarcire chicchessia con una cifra in denaro – ripete Romano – sono stato io a offrire un importo al solo fine di ottenere una sentenza di proscioglimento per estinzione dell'ipotesi di reato contestatami, dato che nessuno ha mai accertato se il fatto sia stato o meno commesso».

«Tale strategia – lo scrive due volte – è stata concordata con il mio difensore dopo aver preso atto che il querelante non si presentava alle udienze, causando una serie di rinvii che avrebbero comportato per il sottoscritto una perdita di tempo e una spesa molto alta, anche in caso di una probabile assoluzione nel merito». Ed ecco la virata: «Continuo a sostenere di essere stato io la vittima di un'aggressione offensiva, come confermano vari testimoni, per questo non solo ho da tempo querelato il responsabile, ma mi sono anche opposto alla richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura: continuo a confidare nella giustizia e ritenendo inverosimile che l'autorità giudiziaria possa adottare due pesi e due misure per la medesima vicenda». Ma della controquerela Lamberti dice di non sapere niente.

Per quanto riguarda i 350 euro Romano scrive ancora che «si è trattato di un'iniziativa che aveva come unico scopo quello di definire la mia posizione processuale nel più breve tempo possibile, lo stesso dicasi per le scuse formali a verbale, che altro non sono che un atto dovuto ai fini della procedura. Visti i tempi che corrono e il ruolo ricoperto in città per molti anni dall'interessato – attacca – mi aspettavo che la somma offerta venisse elargita in beneficenza, anziché utilizzata per un pranzo al ristorante».

Romano, insomma, si rimangia le scuse. E Lamberti si dice «allibito». «Non voglio più alimentare polemiche – commenta – l’ho detto anche al giudice che mi ha chiamato per ritirare l’assegno, di cui non sapevo nulla: se io avessi partecipato alle udienze sarebbero bastate le scuse. Anzi, avevo apprezzato le scuse che Romano ha sottoscritto a verbale. Erano stati sia i presenti che il sindaco a consigliarmi, a suo tempo, di rivolgermi alla magistratura per le offese e i gesti subiti. Mi meraviglia che proprio un esponente di quella parte politica ora dica che le scuse sono state solo un trucco processuale...».

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