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«Sempre meno sorveglianza e la stazione è terra di nessuno»
LIVORNO. Il termine chiave è “desertificazione”. Ma anche “degrado” e “far west”. Non hanno usato proprio queste espressioni i sindacati che hanno scritto a Trenitalia, coinvolgendo anche la...
LIVORNO. Il termine chiave è “desertificazione”. Ma anche “degrado” e “far west”. Non hanno usato proprio queste espressioni i sindacati che hanno scritto a Trenitalia, coinvolgendo anche la prefettura di Livorno, per chiedere di pulire la stazione di Livorno e stringere la proverbiale vite attorno a tutte quelle situazioni in cui sono costretti a operare i ferrovieri. Se non arriveranno risposte concrete, Cgil, Cisl e Uil minacciano di chiedere ai lavoratori di non operare in condizioni igieniche e di sicurezza precarie. «La stazione di Livorno sta raggiungendo il punto di non ritorno - afferma Franco Fratini della Cisl - e questo è il risultato del continuo taglio di treni e di personale messo in pratica dall’azienda negli ultimi anni».
Fratini, ma anche Claudio Picchiottino della Cgil e Paolo Fantappiè della Uil, denunciano «il grave stato di degrado in cui si trova la stazione di Livorno». Di giorno è un continuo via vai di balordi. «Di notte ci sono tante persone che dormono nei treni fermi sui binari - aggiungono i sindacati - Con il risultato che i manovratori notturni spesso rischiano di investire qualcuno mentre spostano i convogli e che questi ultimi, poi, diventano inutilizzabili la mattina per i passeggeri che pagano il biglietto, perché sono sporchi. È tempo di fare qualcosa per davvero, perché la stazione sta diventando terra di nessuno».
E qui viene tirato in ballo proprio il termine “desertificazione”. «Nel 2015 sarà eliminato il capostazione - dice Fratini - gli sportelli aperti della biglietteria si stanno riducendo anno dopo anno e così il numero complessivo del personale che lavora alla stazione di Livorno. D’altra parte, Trenitalia ha in atto una politica di blocco del turn over in queste posizioni che sta creando il deserto fra un binario e l’altro. Manca il personale a presidiare la stazione. Ed è chiaro che in mancanza di sorveglianza questi spazi vengano occupati da chi cerca un luogo dove potersi comportare senza alcuna regola. Non si tratta di un discorso discriminante. Ma di un quadro della situazione che non dovrebbe coinvolgere una città che si sta aprendo al turismo internazionale». Secondo Picchiottini, «il disagio sociale è la vera emergenza della stazione di Livorno. Bisogna intervenire al più presto, perché si rischia che qualche sera succeda davvero una tragedia».
Fantappié, invece, parla di “far west” come risultato della «mancanza di persone che presidino la stazione di Livorno». Secondo l’esponente della Uil, «la situazione è già grave e senza il capostazione dal 2015 o con sempre meno personale si va verso la trasformazione della stazione in un vero e proprio far west. Con i tagli mancherà chi segnala i malfunzionamenti delle macchinette automatiche per la vendita dei biglietti, per esempio, o i problemi legati alle pulizie o all’erba da tagliare. Tutti quegli elementi che rendono una stazione decorosa e funzionale a chi utilizza i treni come mezzo di trasporto».
Ora si aspetta una risposta concreta e abbastanza veloce da parte di Trenitalia, con la speranza che anche la prefettura possa prendere una posizione su una situazione che è davanti agli occhi di tutti. (a.q.)
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