Il dolore
Mart colpisce ancora, ecco il suo ultimo graffito
Il nuovo murales dell’artista “segreto” è apparso la scorsa notte in via Terreni accanto al Nuovo Teatro delle Commedie. La segnalazione dei una nostra lettrice su Twitter.
Un nuovo graffito di Mart è spuntato in città, proprio sul muro accanto al Nuovo Teatro delle Commedie: è la segnalazione di una nostra lettrice, @robiotta, su Twitter . Un segnale che Mart è ancora in città pronto a stupire con i suoi murales.
«Io, Mart. Disegno il mondo a forma di cuore come l'amore che ho per l'arte e poi lo attacco su carta in giro per la città. Dentro quei cuori ci metto i volti di artisti maledetti perché loro, in virtù della loro alterata capacità percettiva ed emotiva, hanno testimoniato meglio come la storia di vita può essere parte integrante di un'opera d'arte», aveva detto durante un’intervista rilasciata lo scorso anno a “Il Tirreno”. Di Mart, questo il suo nickname, ci sono circa 20 opere sui muri di Livorno, per lo più in centro e in Venezia, dove bazzicano i giovani, che sono l'obiettivo di questo fenomeno dietro al quale c'è un'identità segreta che ha già conquistato tanti livornesi, ma anche gallerie (Mart ha già esposto durante Effetto Venezia).
Il volto "maudit" più riprodotto è quello di Amedeo Modigliani, che Mart ha rappresentato in almeno 3 punti di Livorno, anche fuori dal cuore (forse dal mondo?), ma poi si è accorto che tanti non lo hanno riconosciuto. Da qui gli è sorta spontanea una riflessione, non un'accusa, perché il murales di Modì che, ad esempio, compare in piazza Mazzini (gli altri due sono in Venezia e al moletto di Antignano) riproduce una foto famosa e simbolica dell'artista livornese; oppure il volto di Jeanne Hébuterne (la compagna di Dedo), sbucato in Corso Amedeo, ma ormai già cancellato. «Da buon livornese - dice Mart - sento come dovere dire alla città quanto dovrebbe ritenersi fiera di aver dato i natali a un grande artista». Ma Mart, che ha iniziato il suo percorso artistico con la pittura, non è solo Modì, perché le sue opere, murales o manifesti in cui esibisce la tecnica dello stencil, mostrano tante altre facce, e pure fuori Livorno. «Ci sono pittori come Jackson Pollock, il depresso Vincent Van Gogh, lo schizofrenico Edvard Munch, Francis Bacon, il critico-paranoico Salvador Dalì, il quale sosteneva: "L'unica differenza tra me e un folle è che io non sono folle". E poi Jean Michel Basquiat, ma oltre ai pittori, ho dedicato alcuni cuori a musicisti come Johnny Cash, Jim Morrison, Syd Barrett,... Sulla musica esibisco di più a Firenze, ma tanti non li ho ancora esposti». Se alcune opere scompaiono, altre ne appariranno. E quasi sempre c'è uno slogan che le accompagna: "Art is a disease", ovvero l'arte è una malattia. Ecco il suo manifesto: «L'arte non è passione, ma è una malattia: ogni giorno inizia e finisce con la voglia di creare, svegliarsi e addormentarsi con la mente verso la costante ricerca di "partorire" qualcosa che abbia una forma, un'espressione e una collocazione; la spinta di creare qualcosa è rinchiusa in quella nevrotica malattia dell'ispirazione, che lega, condanna e accompagna l'artista per tutta la sua vita. "Art is a disease" è un'idea, un pensiero, uno slogan e una provocazione, ma anche un invito rivolto a chiunque abbia voglia di creare, riflettere e comunicare».
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