Gioco
«Il recupero sarà lungo ma voglio tornare al lavoro»
Parla il pastaio Valerio Chiesa dal letto dell’ospedale, reduce da un intervento di quattro ore alla mano «È successo tutto in un attimo, per una distrazione. Ho avuto la forza di bloccare la macchina da solo»
LIVORNO. «Sarà una cosa lunga, molto lunga. I medici mi hanno detto che dovrò avere tanta pazienza...». Mentre parla, con un fil di voce dovuto alla scorpacciata di morfina, anestetici e antidolorifici fatta in questi due giorni, scuote la testa. Valerio Chiesa è ricoverato nel reparto di traumatologia nel terzo padiglione dell’ospedale. Il pastaio del mercato, 33 anni, è reduce dal brutto infortunio sul lavoro avvenuto lunedì mattina alle 7.30, all’interno del suo omonimo negozio. La mano destra gli è rimasta incastrata nel rullo della macchina impastatrice, maciullata dall’ingranaggio della pressa usata per stendere la sfoglia. Il commerciante ha rischiato di perdere l’arto e ne è perfettamente consapevole. Nella tarda mattinata di lunedì è stato operato all’ospedale di Livorno. Un intervento molto delicato che è durato quattro ore e un quarto: è andato tutto bene e pare che la mano sia salva, anche se la riabilitazione si prospetta faticosa. In un primo momento i medici avevano preso in considerazione l’opzione di portare Chiesa a Firenze, ma poi, con il suo consenso, hanno optato per agire in città. «Avevo perso troppo sangue - spiega il ferito - e per andare a Firenze in elicottero ci voleva troppo tempo, in tutto oltre un’ora. Così ho dato l’ok per l’operazione a Livorno. Non ne potevo più dal dolore. Alla dottoressa ho detto: “La prego, mi operi subito perché non ce la faccio più”».
Valerio ripercorre i terribili momenti dell’infortunio, avvenuto nel laboratorio, al piano di sopra del fondo, nel mercato coperto: «Ero solo e stavo lavorando dalle 5.30. Stavo per aprire il negozio, avevo già portato giù tutta la merce. È stato un attimo, un momento di distrazione che mi è costato caro. Stavo stendendo la sfoglia, un’operazione che faccio miliardi di volte. Ma in quel momento forse pensavo ad altro. E così in un istante mi sono ritrovato la mano distrutta. Non so come ho fatto, se ci ripenso mi sento male. Allora ho spento il pulsante, sollevato la pressa e tolto la mano. Qualche secondo in più e non so cosa poteva succedermi. Perdevo tanto sangue. Mamma mia, se fossi svenuto ... così da solo. Non ci voglio pensare. Invece sono rimasto lucido e sono sceso giù, ho alzato la saracinesca e ho cominciato a gridare, chiedendo aiuto. Il primo a intervenire è stato Gigi il pollaio, lui ha chiamato il 118».
Momenti di panico quando è arrivata la mamma di Valerio, la signora Ica. «Mia madre era a fare colazione e quindi ha fatto presto ad arrivare - continua il racconto del pastaio - ha sentito le grida e si è avvicinata. Quando mi ha visto si è sentita male. Io cercavo di non farle vedere la mano: “Girati mamma, non mi guardare”, le ho detto. È stato bruttissimo».
Ora Chiesa pensa a guarire (oggi gli mettono un sondino per attivare i vasi sanguigni). Ma anche al negozio. «Tra poco è Natale, avevo tanti progetti - dice sconsolato - Voglio tornare al più presto. La cosa che mi dispiace di più è che per gennaio ero stato ingaggiato a Monaco dal principe per fare i tortelli, in occasione del festival internazionale del circo. Ma messo così, non potrò andarci: mi dispiace moltissimo». Chiesa è molto noto e in questi giorni è stato travolto dalle telefonate di parenti, amici e clienti. «La gente mi vuole bene e questo mi aiuta - dice - mi hanno chiamato anche dal Messico. Grazie a tutti».
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