Gioco
«Ora c’è chi cerca lavoro in Africa e ex Jugoslavia»
Bartolozzi, presidente di Cna Costruzioni, chiede il contributo della politica «Non tutto è perduto, ma anche chi governa deve rimboccarsi le maniche»
LIVORNO. «Se guardate Livorno dall'alto, il panorama è praticamente libero da gru e impalcature: le stesse foto scattate dieci anni fa, avrebbero dato un colpo d'occhio diverso; oggi, invece,le poche gru che si vedono sono spesso purtroppo ferme per problemi finanziari incontrati dagli imprenditori, vuoi per la crisi del mattone, vuoi per la stretta creditizia».
Così Andrea Bartolozzi, imprenditore e presidente di Cna Costruzioni, commenta la difficile situazione il cui il settore dell’edilizia è sprofondato anche nella nostra città. Una fotografia desolante. E Bartolozzi non nasconde le sue preoccupazioni anche per le possibili prospettive, dopo che per anni proprio il mattone era riuscito in qualche modo a compensare la crisi di altri settori nella nostra realtà. In particolare di quello manifatturiero.
« Le costruzioni - afferma il rappresentante della Cna - hanno rappresentato per anni uno dei polmoni di lavoro per il nostro territorio, in grado di assorbire la quasi totalità degli espulsi da una industria locale in via di estinzione. La Cna non ha mai predicato la cementificazione, ma ha sicuramente spinto per una regolamentazione urbanistica che usasse il territorio in modo sostenibile, puntando sulla riqualificazione, il riuso e la realizzazione di progetti che dessero sviluppo a questo territorio. Adesso però la situazione è veramente critica».
« Chi si è strutturato con personale e mezzi - prosegue - fa davvero fatica ad andare avanti ed assistiamo sempre più a riduzioni di personale, maestranze formatesi in azienda in anni di lavoro, con corsi e certificazioni; questi o provano a mettersi in proprio, con tutti i rischi che ne conseguono, oppure vanno a sommarsi a quanti provengono da piccole ditte che hanno già chiuso e che ingrossano le file del sommerso. Poi c'è anche chi lavora e non riscuote, chi non prende lavori perché i costi sarebbero più alti dei prezzi che dovrebbe fare per lavorare (sempre per via di ditte irregolari o di abusivi che inquinano il mercato), chi lavora ormai solo fuori provincia o fuori regione, oppure chi si è già spostato all'estero o sta per farlo: ci sono aziende del territorio che stanno cercando lavoro nei paesi della ex Jugoslavia o in Africa, in paesi emergenti o con tassazioni meno vessatorie, portando lì il proprio know how imprenditoriale. I più ovviamente restano e non vogliono gettare la spugna. Ma è dura».
Tra questi c’è anche Bartolozzi: «La Cna crede fortemente che a livello locale si possa ancora fare molto per contrastare gli effetti di una crisi globale. Quando chiedevamo di mettere le esigenze delle piccole e medie imprese al centro di ogni scelta politica, anche minima (dalla regolamentazione del traffico alla imposizione fiscale, dalla semplificazione burocratica per il rilascio di un permesso alla pianificazione del territorio), lo dicevamo perché sapevamo di andare incontro a ciò che viviamo adesso. Non tutto è perduto, ma c'è da rimboccarsi le maniche, come ogni giorno fanno gli imprenditori ed i propri lavoratori».
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