Il Tirreno

Livorno

La Porto 2000 dietro il duello per la Camera di commercio

di Mauro Zucchelli
La Porto 2000 dietro il duello per la Camera di commercio

Battaglia campale sulla privatizzazione della società che gestisce il business di crociere e traghetti In gioco gli equilibri nella geografia dei poteri locali (ma anche lo sbarco di grandi gruppi)

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LIVORNO. Possibile che la tentazione della poltronissima di prima fila sia così forte da innescare la battaglia campale per la Camera di commercio? È più facile credere che a far gola non sia tanto l'indennità (non eccezionale) ma semmai quel che la Camera di commercio ha in pancia. Al di là del rango istituzionale e della posizione di prestigio personale, c'è una galassia di Partecipazioni Camerali: un buon numero ha a che fare (con quote infinitesimali) con vari tasselli del sistema delle Camere di commercio, compresa la Tirreno-Brennero (6,2%) nata dall'alleanza fra i territori tirrenici per l'ammodernamento della ferrovia per Milano via Pontremoli.

Ma non è lì che bisogna puntare i riflettori quanto semmai sullo zampino che l'ente camerale ha in società aeroportuali come la pisana Sat (0,4%), che gestisce il grande scalo al Galilei, e l'elbana Alatoscana (28,4%), che ha in pugno quello di Marina di Campo; nell'interporto di Guasticce (6%) e nella società regionale Logistica Toscana (2,9%). Occhi puntati soprattutto su un tris di realtà in porto: ad esempio, parliamo di Spil (6,4%), la società controllata dal Comune di Livorno e ha in portafoglio tante proprietà, a cominciare dai terreni di Paduletta. Però il riferimento numero uno è all'accoppiata delle società del porto crociere e traghetti: da un lato, Porto di Livorno 2000 (che ha la gestione delle banchine); dall'altro, la Porto Immobiliare srl (che è titolare degli immobili). In entrambi i casi, l'Authority ha sì il controllo con il 72,18% ma la Camera di commercio tiene in cassaforte l'altro 27,82%.

Quel 27,82% è la chiave per capire tutta questa frenesia: non è tanto il valore in sé ma la posizione-chiave che consente di giocare sul ring della privatizzazione della Porto di Livorno 2000, ormai l'argomento-clou nel menù della politica locale.

In effetti, Giuliano Gallanti, numero uno dell'Authority, ha annunciato che fra otto giorni affiderà all'advisor l'incarico per valutare quanto, quando e come vendere almeno una parte di quel 72,18% che Palazzo Rosciano detiene. Il se non è in dubbio: ministero, revisori e Corte dei conti hanno esplicitamente avvertito che non chiuderanno un occhio di fronte a ulteriori ritardi nel rispettare la normativa che impone all'Authority di scendere al di sotto del 50%. Ma è un obbligo che sta in capo solo all'Autorità portuale, mica alla Camera di commercio. Anzi, la matematica spiega come mai i due soci abbiano stabilito percentuali così astruse: è il 22,19% il minimo che l'Authority deve vendere per cedere il controllo. Pensate un po': se lo comprasse la Camera di commercio, salirebbe al 50,01%. E avrebbe in mano il pallino per gestire lei o la privatizzazione o l'azienda…

NARDI DISSE: IO VENDO

Sia chiaro, siamo nel regno della fanta-economia: però è con il risiko dei se e dei ma che si esercitano gli strateghi di casa nostra, siano essi nelle istituzioni, nei partiti, nelle organizzazioni di categoria. In mezzo a una selva di paradossi e cortocircuiti. Il primo: la Camera di commercio ha deliberato già da anni che intende vendere (ma di recente Nardi ha precisato che è passato tanto tempo e gli scenari sono cambiati). Il secondo: Gallanti ha detto al Tirreno che c'è un accordo fra gentiluomini perché Authority e Camera di commercio facciano scendere la loro percentuale complessiva al di sotto del 50%, insieme e per quote proporzionali concordate. Il terzo: comunque sia, non è un blitz ma una compravendita e, al di là dei tecnicismi, chi vende ha in pugno la chiave, a meno di non combinare pastrocchi.

Queste ipotesi, mettiamole fra parentesi. Ma seguire il filo rosso del porto spinge ad accorgersi che non la spaccatura all'interno delle categorie non esiste solo fra i commercianti (con la Confcommercio insieme alla Confindustria e la Confesercenti in campo con Cna e Lega Coop), c'è anche in porto: Asamar (agenti marittimi) e Assoterminal con Confindustria, gli spedizionieri con Cna e Lega Coop). Non si rompe un asse consolidato come quello del “fronte del porto” se non c'è un forte interesse a farlo: siamo sicuri che a motivarlo basti la prospettiva di qualche strapuntino nella geografia del potere in Camera di commercio?

PICCINI VS GALLANTI

Lo scontro disegnerà non solo gli orizzonti dei traffici croceristici ma anche la geografia dei nuovi poteri in porto. A cominciare da una scelta-chiave fra i due scenari ben differenti che delineano l'Authority (con Gallanti) e l'oggetto del contendere, la sua controllata Porto di Livorno 2000 (con Piccini). Piccini chiede che prima di tutto si guardi a far entrare in società l'Aeroporto di Pisa e magari la Regione e gli enti locali: meglio che il governo della società resti in mani pubbliche locali perché – sostiene – per legge l'Authority deve scendere sotto il 50% ma non sta scritto da nessuna parte a chi deve vendere né che la maggioranza dev'essere consegnata ai privati. Gallanti mette in pista l'advisor in nome della privatizzazione (con qualche cautela sui tempi): puntando a una gara in cerca di un big del settore perché – afferma – è solo affidandosi ai protagonisti dell'industria delle crociere che si può attirare flussi di turisti e investimenti.

IL RISIKO DELLE ALLEANZE

Ma dietro ciascuno dei due c'è tutto un mondo. All'incontro sul porto organizzato dal vescovo il vicesindaco Bruno Picchi ha mostrato più d'una consonanza con l'idea di Piccini, qualcosa del genere si legge anche nell'intervento del governatore Enrico Rossi al dibattito Pd di sabato 19 («mi piace molto l'idea che l'Aeroporto di Pisa entri nella società del porto crociere»). Ma non è un segreto per nessuno che proprio uno dei due contendenti in lizza per la Camera di commercio, il presidente uscente Roberto Nardi, sia favorevole a premere sull'acceleratore di una privatizzazione senza né se né ma.

50 GIORNI, E POI...

E intanto tutt'attorno sono in corso le grandi manovre. Sul versante dei grandi gruppi: con le cordate che si stanno organizzando perché presumibilmente vogliono entrare nella cabina di comando del porto passeggeri per abbassare i costi. Sul fronte della politica, soprattutto sulla sponda centrista del centrosinistra: l'ex sindaco Lamberti l'ha detto proprio all'incontro Pd che il voto in consiglio comunale sul Prg portuale (che mette al centro proprio l'allargamento delle banchine dedicate alle crociere) sarebbe stato la base per le alleanze future. E intanto Beppe Batini, sulle colonne del Tirreno, ha lanciato l'idea di una sorta di concambio con Spil per far riorganizzare una bella fetta di porto a un soggetto-contenitore pubblico.

Ci sono ancora 50 giorni prima che scada il vecchio consiglio: ne vedremo delle belle e il film non è ancora iniziato. Anche perché la sceneggiatura è quella che porta dritto al voto per il nuovo sindaco.

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