Gioco
«Livorno ok a patto che...» Parlano i big delle crociere
Difficile ripartire nel 2014 col mercato che perderà colpi. «Non basta più essere la “porta” di Firenze, La Spezia vi fa concorrenza: dovete offrire emozioni nuove»
LIVORNO. «L’abbiamo chiesto ai nostri clienti se preferivano far scalo a Livorno o a La Spezia nella tappa per raggiungere Firenze: no, l’una o l’altra pari sono. Dunque, Livorno non può pensare di far crescere il proprio traffico crocieristico semplicemente vendendo la cupola del Brunelleschi, Palazzo Pitti o Ponte Vecchio». Gianni Rotondo, direttore generale di Royal Caribbean Italia non usa tanti giri di parole per mettere il dito nella piaga: la rendita di posizione geografica che ha fatto la fortuna di Livorno non esiste più, la differenza rispetto a La Spezia è un pugno di minuti in pullman, e poco più di un quarto d’ora di differenza non basta a metter fuori dal gioco concorrenziale gli spezzini. Senza contare che anche Marina di Carrara vuole un pezzo della torta del business crociere, e lì i minuti a nostro vantaggio si dimezzano.
Finita rendita, finito business? Al contrario, e a dirlo sono proprio loro, i “signori delle love boat”, gli esponenti di vertice delle grandi compagnie che si sono dati appuntamento ieri all’Italian Cruise Day in Camera di commercio. Il primo a dirlo è proprio Rotondo: Livorno ha una carta in più da giocare ed è la possibilità di vendere non solo Firenze ma anche l’”altra Toscana”. Il riferimento è «a angoli doc della nostra costa, a vini che valgono l’eccellenza internazionale, a paesaggi che rappresentano il fascino della Toscana nel mondo». Rotondo tiene a ribadire che non sono solo chiacchiere: Royal Caribbean nel 2014 riduce i viaggi nel Mediterraneo «ma aumentiamo del 30% l’impegno su Livorno».
No, non sono la fatebenefratelli ed è evidente che contano di ricavare profitto. Livorno cosa offre sotto questo profilo? Somma le possibilità del porto generalista (grandi destinazioni come Firenze o Pisa) a quelle dello scalo di nicchia (l’ipotesi di Marco Bertini di allestire una “Cavalleria rusticana” on demand al Goldoni per i croceristi è ancora lì).
È da dire che risulta in profonda trasformazione anche il mercato del settore: un po’ com’è avvenuto con gli aerei. Se in passato le crociere erano un prodotto chic alla portata solo del turismo di fascia alta, adesso sono un fenomeno pressoché di massa. Ma proprio questo ha innescato una esigenza di differenziazione che sta inaugurando una terza generazione di crocerismo. L’identikit lo disegna Norbert Stiekema, vicepresidente esecutivo di Costa Crociere, distinguendo fra chi è alla prima crociera e i cosiddetti “repeaters”: gli uni scelgono spesso le grandi mete e lo fanno in base al prezzo più basso, gli altri conoscono già le destinazioni da cartolina e cercano esperienze emozionali, posti meno noti e ”consumati” dall’industria turistica.
Ma guardate che non stiamo ragionando tranquillini come davanti al tè delle cinque: dopo una crescita record che ne ha fatto il quarto porto croceristico in Italia (e uno dei primi 20 al mondo), Livorno è precipitata giù quest’anno del 24% nei primi sette mesi. Il patatrac dovrebbe ridursi al 18% a fine anno secondo le stime di Risposte Turismo. Difficile credere però che il prossimo anno le cose possano andare molto meglio: figurarsi che le previsioni per l’insieme dei porti italiani un calo di quasi il 7%. In effetti, anche per Livorno sono ipotesi al ribasso: giù di 5,9 punti, tornando fra le prime cinque perché Genova avrà un ruzzolone del 22,9%.
Qualità e prezzi, è il comandamento di Stiekema. Dietro la parola “qualità” c’è spazio per molte cose. Come lo standard dei servizi a terra: difficile che le love boat si trovino a loro agio in mezzo ai container in Darsena Toscana o a ridosso delle sabbie della Calata Orlando. Come la “protezione” chiesta per le escursioni gestite direttamente rispetto a quelle offerte da operatori autonomi: e non è un caso, visto che insiste sulla redditività ed è noto che in questa fase di bassi prezzi le compagnie coprono con il prezzo all’osso i costi-nave e costruiscono sulle escursioni i margini di profitto.
«Era prevedibile che alla fine proprio un tal ritmo di crescita – aggiunge Domenico Pellegrino, direttore generale Msc Crociere – potesse creare problemi: perché l’adeguamento delle strutture alle nuove dimensioni non ce la fa a reggere il passo e si va in sofferenza. Non resta che costruire le condizioni per ripartire e riconquistare la fiducia del mercato: ma non è impossibile».
«Prima di tutto, smettetela di fustigarvi: sì, Livorno – dice Francesco Di Cesare, deus ex machina del conclave croceristico – che Livorno ha subito quest’anno una brusca battuta d’arresto, ma è accaduto dopo una lunga galoppata nel segno di una crescita impetuosa. Resta pur sempre un porto da 800mila turisti. Per il prossimo anno a Civitavecchia è previsto uno stop del 12%. Arriva dopo che nel decennio è stato fra i principali porti croceristici del mondo quello che è cresciuto di più. Dovrebbero forse mettersi in gramaglie?».
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