Gioco
Cna, Lega Coop e gli alleati serrano le fila
Frecciata alla Confindustria: poco fair play nominando voi il nostro dirigente Nardi
LIVORNO. La crisi aleggia anche su sfavillanti love boat da sogno: lo dice l’Italian Cruise Day, il summit del turismo croceristico che ha richiamato in Camera di commercio i giganti del settore. Ma invece di abbandonarsi al piagnisteo c’è la voglia di prendere le misure con una situazione cambiata: non più per effetto d’uno choc come il naufragio della Costa Concordia bensì perché sono proprio modificati i fondamentali dell’economia.
Tutto questo vale a maggior ragione qui da noi, se è vero – lo dice Roberto Nardi, presideente Cciaa – che il 19% del Pil del nostro territorio è turismo e si arriva al 40% se al turismo si aggiungono i porti. L’assessore comunale Massimo Gulì insisterà poi sul «nostro cambio di approccio» e quello provinciale Paolo Pacini decreterà che «è finita l’era dello spontaneismo un po’ a casaccio».
È Giuliano Gallanti, presidente dell’Authority, a mettere sul tavolo uno dei temi-clou: o i porti la smettono di fregarsi turisti l’un l’altro e iniziano a collaborare o sarà un regalo agli armatori.
Su questa competizione che sembra «correre troppo velocemente», insiste Isabelle Ryckbost, segretario generale di Espo, l’organizzazione che raggruppa le Autorità portuali europee: anche perché c’è l’effetto, anch’esso in mano agli armatori, del gigantismo delle flotte.
È grossomodo la stessa lingua che parla Franco Mariani, vicepresidente di Assoporti: il Mediterraneo è un mercato saturo che non garantirà più sviluppi boom, almeno finché non sarà possibile “esplorare” aree nuove lungo le coste nordafricane ora troppo instabili politicamente. Una diagnosi che il prof. Francesco Di Cesare “vestirà” con la grandinata di cifre e slide del report dedicato alla situazione di quest’anno e alle previsioni della prossima stagione: in calo sì, ma dopo aver visto il Mediterraneo «salire dall’11,5% a quasi il 20% del mercato mondiale in appena dieci anni».
Ma proprio quest’aspettativa meno eclatante rispetto al passato deve evitare – dice Mariani – di trasformarsi nel «boomerang di guerre fratricide».
Nella tavola rotonda si ascoltano le voci dei big delle compagnie. Domenico Pellegrino (Msc) dà una strigliata ai porti: a bordo servizi eccellenti, negli scali proprio no («basta con questa corsa alla moltiplicazione dei porti croceristici, bisogna concentrarsi su pochi ma buonissimi».
Per Norbert Skietema (Costa Crociere) la competizione non si fa più sui volumi (numero di croceristi) ma sulla capacità di generare profitti. Del resto, – rincara Gianni Rotondo (Royal Caribbean) – sarebbe un errore trasformare le crociere in un prodotto come “commodities”, in cui alla fine conta solo il prezzo: «No, bisogna offrire ai clienti emozioni: noi lo facciamo con navi che hanno a bordo una vasta gamma di divertissment in grado di stupire, ma lo facciamo anche con flotte di taglia più piccola: per andare incontro a una clientela di nicchia, che vuole qualcosa di più del prodotto standard».
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