Il Tirreno

Livorno

Bacino, il vescovo scende in campo come mediatore

Bacino, il vescovo scende in campo come mediatore

Talk show su porto e dintorni organizzato dalla diocesi Nel mirino anche la privatizzazione della Porto 2000

3 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. «Mi è stato detto che il bacino di carenaggio può dare occupazione, invece ora è inutilizzabile ed è tutto bloccato: se l'impasse nascesse dallo scontro fra le parti, io sono disposto a mettermi in gioco come mediatore per dare una mano». Il vescovo Simone Giusti mette in tavola la proposta nel bel mezzo del talk show sul porto che, condotto da Antonello Riccelli (TeleGranducato), è stato organizzato dalla diocesi e trasmesso sul proprio sito web in diretta streaming. Con un obiettivo dichiarato: “Dare speranza a Livorno con il lavoro”. C'entra la Chiesa ma non i salmi né generici appelli al vogliamoci bene: del resto, il presule non ha invitato biblisti e teologi ma esponenti delle istituzioni cittadine (il vicesindaco Bruno Picchi e il numero due dell’Authority Massimo Provinciali) ma anche esponenti delle realtà operative (Roberto Piccini di Porto 2000, Enzo Raugei della Compagnia portuale, Federico Barbera dell’ interporto, oltre all’imprenditore Andrea Palumbo). Laico anche il “campo di gioco”: l’auditorium dell’istituto Mascagni con il direttore Stefano Guidi che ha fatto gli onori di casa facendo aprire l’incontro in modo inconsueto con Schubert suonato dal gioavne allievo Stefano Cimbaro.

L’intenzione del vescovo? Dare «uno scossone nel senso della concretezza» e, mentre le prossime scadenze elettorali bussano alle porte, aiutare una nuova leva di impegno civico a «formarsi alla complessità senza le scorciatoie del qualunquismo».

Picchi e Provinciali hanno colto al balzo l’opportunità del passaggio della variante anticpatrice del Prg portuale in consiglio comunale per provare ad accreditare l’idea di un porto che non è immobile, del fatto che ora si sono messe le condizioni per la ripartenza. Anche senza nascondere i guai di un percorso accidentatissimo: il vicesindaco, ad esempio, ha ricordato i 17 enti coinvolti nell’iter. E i tentativi di accorciare i tempi di una procedura che è lunga, lunga, lunga.

L’antidoto? Provinciali l’ha chiamata «sinergia», Picchi invece «patti territoriali».

Fin qui come da copione. Ma Palumbo non lesina critiche «anche alle imprese» e poi va giù dritto sulle concessioni: e siccome il numero due dell’Authority ammette che c’è qualche problema nel rispetto dei piani d’impresa presentati per ottenerle, lui invita a «usare prima un bel cartellino giallo per l’ammonizione, poi ti levo la concessione e avanti un altro».

Barbera prova a raccontarla senza giri di parole: senza ricapitalizzazione «l’interporto era morto» e ora c’è il rischio che esplodano gli esuberi del porto («o c’è un salto di produttività che crei ricchezza per le imprese o saranno guai seri»). Beppe Batini invece ricorda che l’alleanza fra giganti come Maersk e Msc mette in campo flotte talmente fuori dalla nostra portata da tagliarci fuori , meglio puntare su traghetti merci, crociere e feeder.

Inutile dire che salta fuori anche la privatizzazione della Porto 2000: ben diversamente da Gallanti che punta su una gara internazionale, Piccini difende la sua idea di una intesa preliminare che guardi prima di tutto all’aeroporto di Pisa e alla sua possibilità di attrarre i nuovi mercati cinesi. Poi, benché Palumbo chieda di affidarsi ai privati, tiene a precisare: la legge obbliga l’Authority a scendere sotto il 50% ma non dice a chi vendere.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web