Gioco
«Qui mensa tra le più care della Toscana»
Indagine fai da te di un gruppo di genitori. Cannito (Città Diversa) lancia l’appello al Comune
LIVORNO. «La mensa scolastica non è solo il luogo deputato all'alimentazione: è un momento di socialità e di condivisione, dove si impara a relazionarsi con gli altri. La mensa è un momento importante nella vita del bambino. Occorre abbattere il caro mensa che affligge molte famiglie livornesi, consentendo ai bambini di frequentarla senza discriminazioni legate alle possibilità economiche». Marco Cannito, capogruppo di Città Diversa, si mobilità contro il caro mensa, che secondo una ricerca statistica condotta da alcuni genitori di bambini che in città frequentano la scuola primaria, graverebbe su molte famiglie livornesi, rivelandosi - sempre stando ai dati dei genitori - la più cara tra i comuni della Toscana. Cannito lancia l’appello al Comune: «La questione è stata sollevata da una delegazione di genitori che, in rappresentanza di un gruppo più ampio, hanno posto il problema del caro mensa. Attraverso una ricerca svolta su alcuni comuni della Toscana, hanno voluto mettere a confronto le quote mensa di Livorno con quelle di altre città». Su Livorno, i risultati della ricerca hanno mostrato che il costo della mensa per un figlio è in media di 130,60 euro al mese, mentre il costo mensile per due figli è di 261,20. La spesa si divide in due rate: una quota fissa mensile che si aggira sui 93,60 euro e una quota variabile, legata ai pasti consumati in un periodo di 20 giorni, che ruota attorno ai 37 euro. I dati, che come spiega Cannito sono stati rilevati su proiezioni reali estrapolate dai Comuni interessati e su telefonate fatte al personale scolastico, sono indicativi della fascia Isee più alta. «Livorno – continua – è l'unico comune insieme a Siena che ha preso la decisione di applicare una quota fissa a una variabile. Una mazzata per le famiglie: se il bambino è assente la quota fissa rimane invariata. Inoltre, non ci sono riduzioni né per il secondo né per il terzo figlio». Sull’Isee, aggiunge, «c'è una novità: la sentenza del Tar Toscana 559 di aprile ha stabilito che la refezione scolastica non rientra nelle prestazioni sociali. Ogni comune deve tutelare le fasce più deboli della popolazione, individuando tariffe specifiche. Indipendentemente dal calcolo Isee che, talvolta, risulta discriminate per alcuni e ad appannaggio per altri». «La sentenza – chiude – deve essere rispettata. Chiederemo all'amministrazione, anche con una mozione, di farsi carico di queste problematiche».
Rosanna Harper
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google