Toscana
Mediterraneo dimenticato: Europa, se ci sei...
Più che l’austerity servono investimenti pubblici per tramutare l’emergenza in opportunità di sviluppo
Più che di Mediterraneo perduto, rimpianto, evocato, si deve parlare di Mediterraneo dimenticato. Ma perché non sia “dimenticato” occorre che l'Europa unita batta un colpo. Ma nello stesso tempo occorre dire che a battere un colpo deve essere prima di tutto l'Italia.
Non è forse vero che l'Italia ha ancora un “capitale mediorientale” da spendere, declinando nella dimensione europea il suo interesse nazionale, caratterizzato dalla prossimità ai paesi della sponda Sud, le cui crisi non possono essere trattate dall'Europa solo «come un semplice problema di democrazia»? Come non concordare con chi sostiene che esiste un nesso tra la crisi dell'Europa e la mancanza di uno sguardo alla frontiera mediterranea ?
È qui che l'Europa del Sud da emergenza può farsi opportunità: più che di austerity si dovrebbe parlare di una nuova stagione di investimenti pubblici europei, in una chiave di integrazione (economica, commerciale e persino civile, politica) con il Mediterraneo “allargato” (alla Turchia e ai Balcani). Si pensi al ruolo di settori – “naturalmen- te” mediterranei – come la logistica, le risorse e i consumi energetici, l'innovazione di processo e di prodotto per una manifattura in crisi, l'industria turistica e culturale, una coordinata "politica del mare", le filiere agroalimentari di qualità.
Da qui occorre ripartire. E in questo scenario le città, e quelle portuali in particolare, riacquistano una funzione fondamentale. I tempi lunghi del Mediterraneo ci parlano del loro ruolo decisivo.
In tale contesto il ruolo che può rivestire Livorno può essere di grande rilevanza come lo è stato nel suo passato. In un Mediterraneo, campo di battaglia tra popoli di diverse culture e religioni, Livorno ha costituito un esperimento significativo.
Furio Diaz ricordava come «Quella che agli inizi era apparsa la maledetta città dei forzati e dell'area malsana, poté originare spunti di cosmopolitismo, di spregiudicato rapporto fra popoli diversi, di originali iniziative economiche che neppure i futuri stati di diritto dell'età liberale, ancorati specialmente all'inizio a contrasti di classe e di nazioni, saranno per molto tempo in grado di recepire».
Una “diversità” che ha alimentato germi democratici e libertari che si sono intrecciati con le diverse tradizioni politiche che si sono susseguite quasi sino ai nostri giorni.
Ma si è trattato (ma si tratta ancora?) di una “diversità” che spesso si è tradotta in “margi- nalità” rispetto ai governi regionali e centrali, e non solo per l'altrui responsabilità. Oggi in un contesto come quello del Mediterraneo, segnato da nuove vicende drammatiche e che certamente reclama politiche di respiro nazionale ed europeo, vi è spazio per un nuovo protagonismo della città che per storia e potenzialità potrebbe divenire davvero la Toscana che si proietta nel Mediterraneo e il Mediterraneo che entra nella Toscana.
Ci si sta muovendo in tale direzione? Alcuni segnali, anche in campo regionale sono positivi. Ma occorre anche registrare colpevoli ritardi e scelte che certo non hanno favorito, ad esempio, i traffici commerciali e crocieristici. Ma è chiaro che occorre una progettualità condivisa che indichi un futuro possibile.
Occorre smuovere esperienze e competenze che ci sono ma non valorizzate, ridare vigore ad un impegno civico collettivo che in fasi diverse è stata la cifra della città. Il convegno organizzato dal circolo di cultura politica G.E. Modigliani e dall'Osim (Osservatorio studi internazionali sul Mediterraneo) vuole offrire uno spazio di riflessione e di confronto su "Livorno, la Toscana e i paesi del Mediterraneo" coinvolgendo in un primo momento una realtà come quella del Marocco, con la partecipazione del suo ambasciatore. Certo, il navigante è importante ed allora occorrerà un bravo navigante con una "ciurma" ben collaudata per intraprendere un nuovo viaggio.
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