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Livorno

Ora scoppia la guerra con La Spezia

Ora scoppia la guerra con La Spezia

Nel mirino l’Authority che allarga i compiti gestionali. Anche Genova s’arrabbia

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LIVORNO. Proprio mentre a Livorno l’Authority mette in vendita le quote della Porto 2000 perché dice che la legge vieta partecipazioni di controllo in questo genere di società, ecco che l’Autorità portuale di La Spezia va in direzione opposta: entra in campo attraverso Discover La Spezia come soggetto impegnato sul fronte delle crociere.

Ce n’è abbastanza perché Livorno contrattacchi: la Porto di Livorno 2000 ha chiesto l’accesso agli atti per conoscere se risponde al vero che, per le crociere, a La Spezia vengono utilizzati spazi della Speter e una banchina («in concessione?») «all’interno dell’arsenale militare, con destinazione apparentemente non compatibile con traffici commerciali e passeggeri».

Rischia di esplodere una guerra di carte bollate: gli uffici legali di Authority labronica e Porto di Livorno 2000 stanno valutando se aprire un fronte «in nome del rispetto dei principi di concorrenza leale», dice Giuliano Gallanti, numero uno di Palazzo Rosciano.

Colpa della ruggine perché La Spezia ha detto che vuol strapparci le crociere e poi ce ne ha portate via un po’? Forse, ma non è una questione solo livornese. Basti dire che su “Shippingon- line”, l’attento blog di Giorgio Carozzi (e del Secolo XIX) che dà ben conto degli umori della piazza genovese, parte un attacco ad alzo zero rispetto a questo modo di fare di La Spezia che sta innervosendo Genova. E dire parecchio è un pallido eufemismo.

È di pochi giorni fa la polemica con Genova che praticamente accusa La Spezia di volerle rubare il Salone nautico. Ora il bis con questo tipo di considerazioni: quel che a La Spezia si autorizza con una semplice ordinanza del presidente, a Genova ha bisogno di un iter in comitato portuale. Balza agli occhi – si afferma – quanto sia diverso l’orientamento dei controllori («magistratura, Corte dei conti, ministero») ad appena 100 km di distanza di fronte al fatto che «la legge impedisce alle Autorità portuali di svolgere attività commerciali».

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