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CROCIERE»LA PRIVATIZZAZIONE SECONDO L’AUTHORITY

di Mauro Zucchelli
CROCIERE»LA PRIVATIZZAZIONE SECONDO L’AUTHORITY

LIVORNO. È un po' più in là della metà del guado il Prg portuale che allarga fino all'Alto Fondale gli spazi del porto passeggeri: un business relativamente nuovo per la nostra città, visto solo dal...

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LIVORNO. È un po' più in là della metà del guado il Prg portuale che allarga fino all'Alto Fondale gli spazi del porto passeggeri: un business relativamente nuovo per la nostra città, visto solo dal '95 le crociere fanno scalo qui e solo da dieci anni è stata superata la soglia dei 300mila croceristi annui. Ma proprio adesso è in pista la privatizzazione della Porto di Livorno 2000, la società pubblica (72% in mano all'Authority, il resto alla Camera di commercio) che gestisce il porto passeggeri, traghetti compresi. Da anni è nel menu ma negli ultimi 15 mesi l'iter ha avuto una accelerazione da parte di Palazzo Rosciano, sede dell'istituzione portuale: al paragrafo 9.3 del Piano operativo triennale è nero su bianco l'impegno a nominare un advisor. Che è ormai a un passo dall'arrivare: la prossima settimana saranno aperte le buste per arrivare a selezionare l'offerta migliore: sei erano le società invitate, tre sono quelle in lizza (sembra si tratti di tre fra i big del settore: Ernst Young, Deloitte e Kpmg).

«La privatizzazione della Porto di Livorno 2000 bisogna smetterla una buona volta di considerarla come una curiosa mania che ci è saltata in testa». Giuliano Gallanti, presidentissimo dell'Authority, si mette a scandire le parole: «È un obbligo di legge, lo sanno tutti benissimo perché non è in una leggina ma nella riforma che istituisce le Autorità portuali: possibile che debba continuare a ripeterlo? Ce lo chiedono i nostri revisori. Ce lo chiede il ministero. Ce l'ha chiesto la Corte dei conti, anche nell’ultima relazione».

È dall'inizio del decennio scorso che ciascuna delle relazioni annuali della Corte tura le orecchie in questo senso a Palazzo Rosciano. Sembra quasi ormai una routine.

«Balle, la magistratura contabile ha mandato messaggi espliciti e perentori: basta con i ritardi o sono guai». E aggiunge: l'hanno detto «in modo molto chiaro e molto netto» anche a Massimo Provinciali, numero due di Gallanti, in un faccia a faccia a Roma.

Però, privatizzare prima che sia in vigore il Prg portuale che amplia gli spazi in concessione non è un regalo impacchettato per chi compra?

«L’advisor deve venire a dirci non solo a quanto possiamo vendere, quale quota è meglio vendere, quali sono gli scenari di mercato ma anche quando è meglio vendere: l’abbiamo scritto nella delibera che evidentemente nessuno legge».

Perché l’advisor? Non significa mettere in mano altrui le chiavi del proprio tesoretto?

«Non abbiamo fatto altro – interviene Matteo Paroli, dirigente dell’Authority – che seguire quel che prevede la normativa nazionale che recepisce la direttiva comunitaria: le procedure di gare per servizi sono queste».

Ma perché incaponirsi con la privatizzazione mediante gara?

«Mi meraviglio della meraviglia: la gara – riprende Gallanti – è la procedura più trasparente. Ripeto: ovunque si fa così.Lo strano non è questo ma qualcos’altro».

Qualcos’altro cosa?

«Da un lato, noi dell’Authority siamo accusati di conflitto d’interessi perché abbiamo il controllo della Porto 2000. Dall’altro, ce ne dicono di tutti i colori quando vogliamo vedere la nostra quota...».

Si sono alzate molti voci per chiedere di scendere sì sotto il 49%, vendendo però alla Regione e altre realtà pubbliche, come l’Aeroporto di Pisa...

«L’aeroporto di Pisa non è esattamente un ente pubblico...».

Ma il pacchetto di controllo è in mano a soci pubblici...

«Vero, ma è una società per azioni che si comporta come un privato. E comunque ben venga la Regione, ma finora non abbiamo avuto offerte. Ben venga l’aeroporto, idem: esiste anche la possibilità di patti commerciali forti come a Genova anziché acquisto di quote. Il problema è un altro: bisogna avere come partner qualcuno fra i grandi operatori che sappia bene come si fa questo mestiere».

L’Authority vende per scendere sotto il 49%, se lo compra la Camera di commercio, conquista la maggioranza e la privatizzazione se la fa lei: fanta-economia?

«Primo: con Nardi c’è un accordo fra galantuomini per scendere insieme sotto il 49% in proporzione: mi aspetto che nell’uovo di Pasqua non ci sia la sorpresa...».

E l’idea avanzata da Batini sul Tirreno di puntare auna sorta di concambio con Spil?

«Sgombriamo il campo da un equivoco: la Porto 2000 che stiamo per cedere non ha mattoni e fabbricati, ha in mano il servizio di gestione del porto passeggeri. Ed è per questo che è bene che se ne occupi chi fa quel mestiere. Altra cosa sono gli immobili: sono in pugno a Porto Immobiliare, che è un’altra cosa. Ecco, Spil può essere l’interfaccia di Porto Immobiliare. Cioè Authority e Camera di commercio».

Tradotto?

«Si tratta di piani del tutto differenti. È l’equivoco di chi non si accorge che per un porto crociere non scatta il meccanismo come se si trattasse di un terreno agricolo che con un colpo di bacchetta magica diventa edificabile».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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