Il Tirreno

Livorno

Cade da un’impalcatura, muore a 61 anni

di Sabrina Chiellini
Cade da un’impalcatura, muore a 61 anni

La vittima è un imbianchino: stava sistemando la facciata esterna di un palazzo a Perignano di Lari. È scivolato

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LIVORNO. Era da solo nell’area del cantiere quando è caduto da un’altezza di circa cinque metri. Mario Pardini, imbianchino livornese di 61 anni, potrebbe essere scivolato accidentalmente mentre saliva o scendeva da un’impalcatura. Un volo nel vuoto, tra il parapetto di un terrazzo e l’impalcatura di un condominio di via Giovanni Pascoli, a Perignano di Lari, che gli è costato la vita. Il sessantenne fino a poco tempo fa aveva una ditta individuale e da poco era diventato collaboratore familiare dell’azienda del cugino, la Edil Pa.Ri che si trova in città, in via Mastacchi 133.

A rendersi conto della tragedia è stato lo stesso cugino Stefano Pardini, 35 anni, che era con lui al lavoro nel cantiere, ma a un piano superiore. «Ho sentito un rumore secco – ha raccontato l’artigiano in lacrime ai carabinieri di Lari – sono sceso di corsa e l’ho trovato in un lago di sangue. Lo chiamavo, ma lui non rispondeva». Il corpo di Mario giaceva in un sottoscala, vicino agli ingressi di alcuni appartamenti. Era privo di vita, in una pozza di sangue. La vittima non indossava il casco protettivo, che dovrebbe essere utilizzato quando vengono svolti lavori ad una certa altezza da terra. Disperato e in lacrime, il cugino ha dato l’allarme e ha cominciato a urlare chiedendo aiuto, attivando così i soccorsi.

Sul posto, oltre ad alcuni abitanti del condominio, sono arrivati alcuni operai al lavoro dalla parte opposta della strada e i responsabili del cantiere, aperto ormai da alcuni giorni nel condominio di via Pascoli a Lari, dove è avvenuta la tragedia e dove erano in corso lavori di ristrutturazione e di imbiancatura della facciata.

La centrale del 118 di Pisa ha inviato i soccorsi. Attivata anche l’eliambulanza, ma il suo intervento non è stato necessario perché, quando il personale dell’emergenza è arrivato sul cantiere, si è reso immediatamente conto che non c’era più niente da fare. «Non è possibile, questa cosa è troppo grave, non ce la posso fare», straziante il pianto del cugino. Dopo aver assistito ai soccorsi, quando s’è reso conto che per Mario non c’era più nulla da fare, il giovane imprenditore è stato colto da un malore.

Sul cantiere - già alle 14.30, pochi minuti dopo l’infortunio - sono arrivati i carabinieri di Lari e gli ispettori della Medicina del lavoro che si occuperanno di accertare eventuali responsabilità nella morte dell’imbianchino. Sarà verificato se l’impalcatura era a norma e se rispettava i requisiti richiesti per la sicurezza sui luoghi di lavoro. Ci saranno accertamenti anche sulla regolarità contributiva del suo rapporto di lavoro con l’azienda. Mentre si attendeva il nulla osta del pm di turno, Giovanni Porpora, della Procura di Pisa, a Perignano sono arrivati alcuni parenti della vittima. La moglie invece è stata informata della tragedia in seguito dai carabinieri. La salma è stata trasportata all’istituto di medicina legale a Pisa, mentre l’area del cantiere dove è avvenuto l’infortunio è stata posta sotto sequestro: sulla tragedia è stata aperta un’inchiesta.

Fino a quando la vittima non è stata trasportata a Pisa, in tanti sono rimasti nel cortile del condominio. Voci sommesse e tante domande su come sia ancora possibile morire di lavoro.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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