Il Tirreno

Livorno

Nelle mani dei pensionati il 30% dei redditi livornesi

di Mauro Zucchelli
Nelle mani dei pensionati il 30% dei redditi livornesi

Ma non è un record: anzi, è meno che in buona parte delle altre province toscane Quasi ottomila persone riscuotono almeno tre assegni, 2.600 solo quello sociale

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LIVORNO. Altro che “peso” sulle spalle della società, siamo una provincia che la sfanga proprio grazie ai pensionati.

Potremmo dirlo parlando del welfare familiare che rattoppa i buchi dello stato sociale: mai notato quanti nonni aspettano i nipoti all’uscita di elementari, materne e nidi? mai fatto caso a quante giovani coppie, nel giro delle proprie conoscenze, reggono il proprio standard di vita sul fatto che sono i genitori anziani a pagare la rata del mutuo o la bolletta del gas? mai sentito che stanno rispuntando le convivenze forzate da “casigliani”, magari per ora forse solo all’interno del recinto familiare?

Ma il dossier della newsletter del Centro studi della Camera di commercio mette al centro le cifre più che la fenomenologia del nonno. Anche perché – sorpresa – un pensionato su quattro non arriva ai 65 anni e sono più di duemila quelli che stanno sotto i quarant’anni. Storture e privilegi? Probabile che si tratti semmai di indennità per invalidità o disabilità.

LA TORTA DA 2 MILIARDI

I numeri raccontano che nella torta della ricchezza della nostra provincia i redditi da pensione – che valgono una montagna di denaro: un miliardo 835 milioni di euro – rappresentano il 22% del valore aggiunto. Stiamo di un esercito di oltre centomila persone (100.874 per l’esattezza), dunque il 29,4% degli abitanti. Presi tutti insieme rappresentano il 30,1% di tutti i redditi lordi disponibili nelle tasche delle famiglie con targa Livorno.

Con una doppia sottolineatura da spendere.

Da un lato, il calo del numero dei pensionati: le ultime statistiche del Casellario centrale si riferiscono al 2011, perciò siamo al di fuori dagli effetti della riforma Fornero. Fatto sta che anche il giro di vite precedente deve aver funzionato, visto che la quota degli anziani cresce e invece diminuiscono i pensionati (442 in meno a Livorno rispetto a dodici mesi prima). Ma se lo sguardo a ritroso si allunga nel tempo questo fenomeno: rispetto a 15 anni prima, le pensioni Inps sono aumentati del 13,4% mentre gli anziani ultrasessantacinquenni sono il 22,6%. Se il periodo a ritroso va indietro di sette anni, ecco che il numero è in calo (meno 2,2%) e, all’opposto, l’assegno medio è in aumento (più 24,4%).

Dall’altro, l’aumento della quota di reddito in arrivo dalle pensioni: nell’ultima “fotogra- fia” oltrepassa il 30%, l’anno precedente arrivava a malapena al 28%. La riprova è nel reddito disponibile: quello medio pro capite cala, di poco ma cala (meno 0,6%) mentre quello del pensionato-tipo aumenta , di poco ma aumenta (più 2,6%).

E IL RESTO DELLA TOSCANA...

La ricerca dell’ente camerale fa piazza pulita anche di un luogo comune: che quest’identikit da città di pensionati sia un caso tutto livornese, ennesima certificazione del declino della città.

Si scopre l’acqua calda a dire che la nostra economia non sprizza salute da tutti i pori. Ma in mezzo a mille parametri che lo attestano non c’è il numero dei pensionati: in realtà, siamo del tutto in linea con lo standard medio toscano, semmai un niente al di sotto. Se da noi i pensionati sono il 30,1%, nel resto della Toscana siamo al 30,2%. Con punte a Grosseto al 32%, Siena e Arezzo sopra il 31%, e comunque anche Massa, Pistoia e Firenze sono al di sopera della percentuale livornese, esattamente identitca a quella lucchese. Solo Pisa e Prato mostrano numeri inferiori (e va tenuto presente che la media nazionale è del 27%).

Beninteso, i pensionati sono oltre centomila ma le pensioni sono molte ma molte di più: ne tocca in pratica una e mezzo a testa, e non è una prerogativa solo livornese visto che nelle altre zone della nostra regione la musica non è differente.

TRIPLA PENSIONE PER 8MILA

Lasciamo parlare anche qui le cifre relative alla nostra provincia: 48mila quelle di vecchiaia, quasi 9.500 per superstiti, 2.655 quelle sociali, 2.461 quelle per invalidità civile (ma altri 1.540 ne hanno una doppia, entrambe per invalidità civile).

Ma un pensionato su tre ha più di una pensione. In 26mila ne hanno un paio: in più di 3.500 due di vecchiaia, in quasi mille una “accoppiata” di pensioni per superstiti, in 1.842 una di vecchiaia e una di invalidità civile, (e quasi altrettanti una per superstiti e una di invalidità civile). Attenzione però che c’è un nutrito stock che ne riscuote almeno tre: sono 7.805, dice il Casellario Inps (con un importo medio di 25mila euro annui).

Questi quasi due miliardi di euro non sono un benefit raccattato per strada: in buona misura sono i contributi previdenziali messi da parte in età lavorativa (anche se gli anni ’80 per costruire consenso hanno sparpagliato ovunque pensioni baby). Potrebbe essere una sorta di grande ammortizzatore sociale collettivo sul quale costruire la transizione verso un modello di sviluppo che si ponga l’obiettivo di creare un po’ più di ricchezza (e dunque di reddito diffuso). Prima che sia troppo tardi.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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