Gioco
Domani tocca alla foto del Grattacielo il gigante snobbato
Progettato da un big dell’architettura come Michelucci negli anni ’50 era un simbolo dell’Italia del boom
LIVORNO. In edicola avete trovato oggi gratis con Il Tirreno la foto aerea dedicata ai Casini di Ardenza mentre domani avrete in regalo l’immagine del Grattacielo che il genio di Giovanni Michelucci ha progettato in piazza Roma. Caratterizzati dalla curva dell’ ”omega” della facciata gli uni, così com’è contrassegnato da un susseguirsi di linee verticali l’altro. Con i Casini che sono nati alla metà dell’Ottocento per “inventare” una sorta di residence fuori dalla città, con il Grattacielo che è stato realizzato – anche’esso nel bel mezzo del guao di metà secolo, ma quello successivo – infilando il maggior numero di metri cubi nel più piccolo lotto edificabile dentro una selva di case.
Benché saltato fuori dalla mano di uno dei grandi dell’architettura del Novecento italiano, il Grattacielo è rimasto sostanzialmente senza babbo e senza nome: impossibile immaginare che qualcuno fra i livornesi ne abbia fatto un simbolo attorno al quale costruire il proprio senso di appartenenza alla città. Anzi, forse solo la foto di Fabio Muzzi (con la collaborazione della Sezione aerea di manovra della Guardia di Finanza di Pisa) gli rende finalmente giustizia: quel fabbricato che è sempre stato vissuto come uno strano corpo estraneo, eccolo lì che sembra ambientarsi meglio di quanto ci si immaginava fra linee, angoli e superfici che non sono poi così differenti, lontani, disomogenei.
Ma la “dimenticanza” non è solo colpa di noi livornesi: gli addetti ai lavori sanno bene che fra le realizzazioni di Michelucci il grattacielo commissionatogli a Livorno dal ministero non è forse un capolavoro, eppure non merita di esser sepolto dalla polvere dell’oblio quasi fosse roba da dimenticare.
In realtà, probabilmente questo ha qualcosa a che vedere con il nostro concetto di modernità: quand’è stato progettato era uno dei dieci grattacieli più rilevanti d’Italia, figlio di quella stagione del boom. Noi oggi quando sogniamo Livorno a occhi aperti sembriamo voler scappare da qui e rincantucciarci in un passato che non c’è più. Nemmeno in architettura, perché le bombe non hanno avuto pietà. E i progettisti di oggi nemmeno.(m.z.)
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