Il Tirreno

Livorno

Fra tre mesi la relazione sugli ispettori

LIVORNO. I cinque ispettori di Aamps (più il supervisore) sono entrati in servizio da poche settimane. Per adesso si tratta di un insediamento in via sperimentale. A fine anno sarà effettuato un...

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LIVORNO. I cinque ispettori di Aamps (più il supervisore) sono entrati in servizio da poche settimane. Per adesso si tratta di un insediamento in via sperimentale. A fine anno sarà effettuato un report complessivo dal quale Comune e gestore dei rifiuti capiranno come indirizzare meglio il servizio. All’orizzonte potrebbe esserci anche la possibilità di aumentare il contingente di personale inviato per le strade della città a cercare situazioni anomale.

Si tratta di dipendenti della stessa Aamps che sono stati formati per questo particolare servizio. In tutto sono poco più di venti persone. L’aumento del personale, però, per adesso resta una delle tante possibilità per il futuro. Allo stato attuale, invece, gli ispettori stanno effettuando un lavoro abbastanza capillare sia in centro che in periferia. E ogni giorno “fanno rapporto” ai vertici di Aamps segnalando tutti i casi. E i più importanti arrivano sulle scrivanie dell’ufficio ambiente del Comune (e di conseguenza su quelle della polizia municipale). Da qui nasce una lista di priorità sulla quale intervenire. In molti casi gli ispettori rovistano letteralmente tra i rifiuti per risalire agli autori degli abbandoni, come nel caso di sacchi con documenti gettati da un’aziende, oppure uno scooter senza targa, ma con il numero di telaio dal quale si sta cercando di risalire al proprietario oppure cassette di legno per frutta e verdura buttati via da un venditore ambulante.

Dal Comune fanno sapere che per quanto riguarda gli scarichi irregolari in ambiente, riferiti agli allacci domestici, sono stati elevati 60 verbali tra il 2012 e 2013. «In molti casi - dice l’amministratore unico di Aamps, Enzo Chioini - vediamo che chi abbandona i rifiuti farebbe molta meno fatica a portare gli ingombranti nei nostri centri di raccolta». È chiaro, però, che chi effettua lavori edili “al nero”, poi, non può smaltire rifiuti alla luce del sole. Non sono rari, però, i casi in cui privati portano resti di lavori edili ai centri di raccolta senza che nessuno chieda loro i documenti di acquisto. Una pratica che aiuta a smaltire in maniera corretta questo genere di spazzatura “speciale”. (a.q.)

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