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Livorno

De Tomaso, ora si bussa al ministro

De Tomaso, ora si bussa al ministro

Dopo l’invio delle lettere di licenziamento Simoncini chiede un incontro urgente

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LIVORNO. L’invio delle lettere di licenziamento è solo l’ultima beffa per gli operai De Tomaso, da sette anni in attesa di uscire dal tunnel della chiusura della fabbrica Delphi. Scende in campo la Regione: d’intesa con il sindaco Cosimi, l’assessore regionale Gianfranco Simoncini ha chiesto un incontro urgente con il ministro dello sviluppo economico Flavio Zanonato.

La questione intanto torna anche sotto gli occhi del Parlamento per iniziativa di Sel con una interrogazione del deputato Giorgio Airaudo.

La lettera di Simoncini. L’avvio delle procedure di licenziamento sono, a giudizio di Simoncini, «una inattesa e inopportuna accelerazione delle vertenza, con esuberi che si concretizzerebbero al termine della Cassa integrazione, in scadenza a gennaio 2014».

L'assessore segnala al ministro che per De Tomaso è aperto da tempo un tavolo di crisi a livello nazionale, con il coinvolgimento dell'unità gestione vertenze presieduta da Giampiero Castano, i cui lavori «sarebbero vanificati» dalla decisione unilaterale dell'azienda.

La Regione ricorda che il piano di riqualificazione promosso dalle Regioni Toscana e Piemonte (fondo comunitario Feg) sarebbe inevitabilmente ostacolato dalla decisione di dare corso ai licenziamenti, dice Simoncini: «La concreta attuazione del piano Feg De Tomaso, per il quale la Regione Toscana ha stanziato 439 mila euro, necessita di tempi di attuazione medio-lunghi, che i lavoratori sono in grado di sopportare solo con una adeguata copertura degli ammortizzatori sociali».

In caso di licenziamento, dev’essere riconosciuta ai lavoratori l’accesso all’indennità di mobilità, avverte Simoncini. «Per scongiurare questo scenario dai costi sociali insostenibili – scrive l'assessore al ministro – abbiamo chiesto, insieme alle organizzazioni sindacali, un intervento risolutore del ministero del Lavoro, da cui attendiamo una risposta».

Cosimi parla a Fassino. Con Castano si è messo in contatto anche il sindaco Cosimi, che ha coinvolto anche Piero Fassino, sindaco di Torino e numero uno dell’Anci nazionale (l’altro stabilimento De Tomaso è in provincia di Torino, a Grugliasco). «Questi lavoratori non sono abbandonati a sé stessi: non è semplice trovare soluzioni ma stiamo puntando a intervenire all’interno di questa procedura che si è appena aperta».

Airaudo (Sel) all’attacco. «Quali misure concrete e puntuali il governo intende attuare per bloccare il licenziamento dei lavoratori della De Tomaso?». È la domanda che mette in campo il deputato Giorgio Airaudo (Sel)in una interrogazione che fa il paio con quella presentata dalla senatrice vendoliana Marisa Nicchi. Airaudo – che avea già promosso una iniziativa per chiedere al ministro la proroga della cassa integrazione – sottolinea anche il fatto che gli immobili in cui opera l’impresa a Grugliasco «sono di proprietà della Regione Piemonte» e che, a «complicare il futuro» c’è anche la lite giudiziaria sul marchio De Tomaso con un ricorso pendente in appello. L’esponente di Sel incalza il governo anche perché sia fatta piena luce sulle «eventuali offerte di acquisto di cui ha spesso parlato ai tavoli negoziali la stessa Regione Piemonte».

La richiesta della Fiom. Il direttivo dei metalmeccanici Cgil segnala che le «vicende della De Tomaso e dalla Lucchini sono solo la punta dell’iceberg» di una crisi che nasce dalla mancanza di politiche industriali. Per la De Tomaso arriva la richiesta che siano garantiti gli ammortizzatori sociali e finanziata la cassa in deroga («è necessario se non si vuol creare drammi sociali che possono sfociare in qualunque modo»).

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