Gioco
Lampedusa, il pupazzo di mio figlio su quelle bare bianche
IL COMMENTO "Una preghiera, Leo: prendi per mano i bambini del mare e accendi loro la luce che noi abbiamo spento"
C'è il pupazzo preferito di mio figlio sulle bare bianche dei bambini di Lampedusa. Non riesco a scacciare dalla mente e dagli occhi quella prima inguardabile immagine.
Il Tg inquadra la fila più bassa di bare, la telecamera non riesce a contenere l'immensa camera ardente che accoglie i poveri resti dei 300 migranti ingoiati dal mare, altri 300 disperati morti in cerca di un mondo migliore; ecco in primissimo piano le minuscole casse bianche che sigillano la strage degli innocenti. Immagini senza audio. Non servono le parole.
Butto un occhio distratto alla tv e il sorriso di Leo il leoncino di peluche mi immobilizza davanti allo schermo. Come un ragno mi trascina nella sua tela. Di orrore e disperazione. La morte degli angeli. Resto ferma alcuni secondi, il cuore che batte all’impazzata prima di scoppiare a piangere e correre nella camera dove dorme mio figlio per rassicurarmi che stia bene.
I marinai lampedusani hanno posato su ognuna delle bare una rosa rossa e un leoncino di pezza e peluche col costume da bagno a righe. E un cuore rosso in mezzo. Un gesto affettuoso. Troppo piccole e troppo buie quelle casse, i bambini hanno paura del buio. Stringono al petto un orsetto prima di addormentarsi.
Il leoncino che accompagna quegli innocenti nel loro viaggio di ritorno tra le braccia di dio è un giocattolo povero. Fabbricato in milioni di pezzi dalla multinazionale del low cost. Mio figlio l'ha scelto fra tutti i magnifici pupazzi che gli hanno regalato. Ha adottato il più piccolo e il più umile tra i giocattoli che popolano la sua camera: è Leo il leone col cuore. Lo morde e lo stringe la notte insieme al pollice che ha eletto a ciuccio, anche questo a buon mercato. Non costa niente ed è suo per diritto di nascita. Leo è finito nel carrello di Ikea insieme ad altri due leoncini di pezza: panto e tigre. Ero all'ottavo mese di gravidanza e mi aggiravo con fatica tra gli scaffali colorati scegliendo le ultime cose per la cameretta. I leoncini erano in un cesto in vendita solidale, una quota destinata ai bambini poveri. Ne presi tre, per scaramanzia e portafortuna. Sono diventati la nostra mascotte ufficiale: non mancano mai in carrozzina e nella culla, mio figlio li adora, li morde li stringe li butta a terra li cerca. Anche adesso dorme con la guancia appoggiata sulla zampetta di Leo. Sorridendo soddisfatto.
Un mio amico dice che i figli sono grandi maestri di vita. È vero: il suo sorriso mi pare l'unica risposta all'orrore di quelle bare bianche. L'unico antidoto alla ferocia degli adulti che giustificano l'infinita strage di Erode con l'ipocrisia di leggi che puniscono i clandestini e assolvono i boia nazisti.
Una preghiera, Leo: prendi per mano i bambini del mare e accendi loro la luce che noi abbiamo spento.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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