Gioco
Finiti i soldi, anche per le polizze: i vigili del fuoco non più assicurati
Non si fanno più lavori di manutenzione, per poter uscire si travasa il gasolio da un mezzo all’altro «È il risultato della politica dei tagli»: parla uno dei promotori della protesta sotto la Torre di Pisa
di Ilaria Bonuccelli
CASTELFRANCO DI SOTTO. «Non mettere in moto». Un avviso in stampatello scritto con un pennarello nero e appoggiato sul parabrezza di un camion fermo da un sacco di tempo. Claudio Mariotti pensa che sia questa l’immagine che meglio rende la condizione del corpo dei vigili del fuoco in Italia. Di domenica è di turno nella caserma costruita nella zona industriale. Un parallelepipedo difficile da riscaldare, dove i lavoretti di manutenzione “i ragazzi” se li fanno da soli: hanno piastrellato la cucina; uno che aveva una ditta edile si è fatto carico dei piccoli interventi di muratura. Mariotti di quelli di idraulica. Altri pompieri non sono così fortunati e lavorano in caserme fatiscenti.
Soldi per rimettere a posto non ce ne sono più. Finiti come quelli per la manutenzione dei camion o per la costruzione di nuove caserme. Per questo in alcuni comandi, come ad Arezzo, i vigili del fuoco devono passare il gasolio da un mezzo all’altro per poter uscire: i fornitori si sono stancati di fare credito al ministero dell’Interno che non paga mai. I fogli del tribunale confermano. Perfino i pompieri in missione al Giglio sono dovuti ricorrere al Tar per farsi pagare (dopo un anno e mezzo) gli straordinari garantiti durante il disastro della Concordia.
Polizze scadute. Per tutti questi motivi sabato il sindacato Usb - di cui Mariotti è delegato regionale - ha organizzato un “flash mob” in piazza dei Miracoli. Una protesta ai piedi della Torre di Pisa, con i vigili del fuoco in ginocchio e poi sdraiati a terra perché è così che «ci ridurrà - spiega il sindacalista - l’ulteriore taglio del 5% deciso dall’ultima manovra». Non che ora le cose vadano benissimo: il turn over è bloccato all’80%, le carriere sono ferme; in continuzione vengono autorizzate aperture di caserme di pompieri volontari indipentemente dal numero degli interventi effettuati nella zona; lo stipendio medio di in pompiere è di 1500 euro al mese e domenica il salario aggiuntivo di Mariotti e dei colleghi è stato di 12 euro scarsi, 1 euro l’ora. Più i 3 euro e 70 per la mensa. «Ma il fatto più grave - denuncia il sindacalista - è che da marzo tutti i vigili del fuoco sono senza copertura assicurativa. La polizza è scaduta a dicembre e il nostro istituto Ona (Opera nazionale di assistenza), al quale versiamo i contributi in busta paga, non è più in grado di pagare il premio. Perciò se ci facciamo male su lavoro le spese mediche sono a carico nostro».
Mezzi fermi e vecchi. Niente di più probabile con mezzi vetusti. La situazione di Castelfranco è paradigmatica. Il cartello sul camion che «dovrebbe servire come supporto logistico per le squadre in missione» parla da solo. «Il mezzo è fermo da tempo perché perde olio. Se ci azzardiamo a metterlo in moto fa fumo . Ma quasi tutti i mezzi sono vetusti. L’autopompa 8.500 litri con cui usciamo per gli interventi, con la pretesa di andare a 80 chilometri l’ora è del 1991».
IL BUONGIORNO TOSCANA
Manutenzione azzerata. Eppure la manutenzione è quasi azzerata. Il “fondo riparazione mezzi” a marzo era già esaurito. «Prima almeno - ammette Mariotti - si arrivava a settembre. Ora per riparare un mezzo, si deve attivare una procedura straordinaria: una richiesta del comando provinciale alla direzione regionale che la invia a Roma. Se Roma non risponde in 10 giorni, scatta il silenzio-assenso. Allora procediamo. Ammesso di trovare un’officina per la riparazione, visto che il ministero dell’Interno di solito paga a un anno».
Niente soldi, niente riparazioni. Alcuni fanno scattare, come è già successo, il diritto di «ritenzione del mezzo». Non restituiscono il camion fino a quando il conto non è saldato. «Tuttavia, se i meccanici si rifiutano di effettuare le riparazioni, a volte intervengono i prefetti: li obbligano - spiega Mariotti - a eseguire il lavoro con la minaccia di una denuncia di “ostacolo al soccorso”. Tuttavia, anche quando possiamo effettuare le riparazioni, stiamo giorni senza mezzi. Allora ci vengono in soccorso altri comandi. A noi, ad esempio, Pisa ha mandato per una settimana un camion vecchio di 12 anni, senza gruppo elettrogeno. Sarebbe stato un problema impiegarlo di notte».
C’è posto per tre. Quanto meno il mezzo arrivato da Pisa è adatto ai pompieri. Non sempre è così. Castelfranco lo sa. Uno dei mezzi in dotazione alla caserma è un Mitsubishi Canter, autobotte capace di trasportare 3 persone. Peccato - sottolinea Mariotti - che le squadre siano composte da 5 persone «e se lo vogliamo usare, due di noi devono seguire questo mezzo con un’auto». Chi abbia deciso l’appalto è un mistero.
Camion lungo, hangar corto. Non è l’unico. Basta andare all’aeroporto di Pisa per imbattersi in un altro. Qui i vigili del fuoco hanno mezzi sofisticati, compreso un camion che costa quasi 1 milione di euro , in grado di andare da 0 a 80 chilometri in 6 secondi, dotato di un cannone per sparare getti di acqua o schiuma e augelli nebulizzatori per proteggere il mezzo dalle fiamme. Il problema - spiega Mariotti - è che il garage del distaccamento dell’aeroporto non si chiude perché ha le serrande rotte. E quello del sub-distaccamento è proprio aperto perché il camion è più lungo dell’hangar. In compenso - conclude il sindacato Ubs - dal 2005, quando c’è stata la riforma dei vigili del fuoco, a capo del corpo non ci sono più gli gli ingegneri. Ci sono i prefetti: 146.
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