Vetrata giù dal 12º piano della maxi-torre alla Cigna
Colpa del libeccio a 75 all’ora. Un abitante della zona: «Io illeso per miracolo» Protestano i residenti: il fabbricato è in degrado, la nostra zona è abbandonata
LIVORNO. «Mi sento un miracolato: se fossi rimasto altri cinque secondi dentro la mia auto non so proprio come sarebbe finita». Simone Donati l’ha scampata bella: un grosso lastrone di vetro è venuto giù alle 22 dal 12° piano della torre della Cigna. Giù a piombo: lato Picchianti, tanto per dare una idea.
Tutta colpa d’un libeccio duro e maligno che ha spazzato la città, soprattutto in serata, con punte sopra i 40 nodi (75 all’ora). Niente di così straordinario dalle nostre parti, ma certo per l’ex quartier generale dell’Agenzia delle Entrate dev’essere stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso.
«Quando la vetrata è arrivata a terra è come se fosse esplosa, – racconta Donati – una infinità di pezzetti “sparati” un po’ ovunque: la mia vettura ha il parabrezza ko e tanti cocci». Idem anche altre auto nel piazzale che al mattino è affollato.
Ma a tracimare al di là dell’orlo della sopportazione è anche la rabbia degli abitanti della zona, mentre i vigili del fuoco e i vigili urbani presidiano la zona e cercano di capire se anche qualcun altro dei numerosi lastroni della torre alta 19 piani minaccia di venire giù. Un gruppetto di abitanti di via Campo di Marte si è radunato lì sotto: e se dà la colpa al libeccio, ne dà ancor di più all’incuria che sta condannando questo palazzone costruito di recente (anni ’90) eppure finito in un valzer di guai. Tant’è che valeva 33 milioni di euro e l’ultima volta che l’hanno rimesso all’asta per l’ennesimo tentativo si è partiti da 6,3 milioni di euro. Poco più che spiccioli a fronte degli oltre 4mila metri quadri di uffici in un fabbricato alto 60 metri, un gigante da 50mila metrcubi, che ha anche tre piani di enormi garage sotterranei.
«Era già successo qualche anno fa: una lastra venne giù dal quarto piano», racconta Danilo Bizzi, anche lui abitante in zona. E Riccardo Garzelli aggiunge: «Mi domando se per intervenire si aspetti che ci scappi il morto...».
Già, perché l’edificio è «in abbandono da anni», ricorda Bizzi segnalando che «all’ultimo piano fanno il nido i falchi». Ma sono rimasti gli uffici catastali così come la banca e dunque di giorno qui «c’è tanta gente», aggiunge. Con il buio invece «c’è da aver paura»: senza contare che «non c’è né un marciapiede né un po’ d’illuminazione che non sia l’insegna della banca», mentre via Campo di Marte è «un andirivieni incredibilmente a doppio senso di marcia».
Mauro Zucchelli
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