Lutto
«La droga l’ho comprata con i soldi della paghetta»
Il ragazzo davanti al giudice per la convalida: quel fondo era la nostra fumeria Fuori dall’aula l’attesa dei genitori. E da oggi lo studente tornerà a scuola
LIVORNO. Lorenzo, che a 18 anni nascondeva nello zaino della scuola mezz’etto di maria, si è messo i jeans meno sdruciti che aveva nell’armadio e la camicia bianca a maniche corte per venire in tribunale; ma nessuno è riuscito a convincerlo a togliersi l’orecchino di legno che porta al lobo sinistro e l’anello in oro bianco incastrato intorno al dito medio.
Mentre il giudice Beatrice Dani, un corridoio più in basso, decide quanto sarà amaro il suo futuro di adolescente dopo «quella bischerata» - come la definisce il suo avvocato - lui sta seduto fuori dall’aula: si copre la faccia di riccioli con la mano e guarda in basso. Nella testa deve pensare a quanto volesse essere grande per ritrovarsi in un attimo più piccolo e incasinato di prima. Poi allunga braccia e gambe cercando di scacciare i cattivi pensieri; si appoggia allo schienale e guarda avanti, all’attesa del giudizio, che non arriva per quasi due ore. Alla fine, quando si alza, muove il collo come un pugile che si prepara alla sfida con l’avversario che non c’è, perché «adesso - confida chi ha seguito il caso - dovrà essere forte e reagire, quello che sta passando è un incidente di percorso. È un bravo ragazzo».
Suo padre, con le mani legate dietro la schiena, passeggia avanti e indietro nel corridoio, scuro in volto più della maglia nera che indossa. Hanno lineamenti simili e pensieri lontani. Quando lunedì i carabinieri gli hanno detto quello che era successo ha perso la pazienza, non la fiducia: ecco perché ha deciso di esserci. La madre, invece, che per tutta l’udienza è stata attaccata alla porta ad ascoltare quello che accadeva in aula, parla con gli avvocati. Cerca risposte per colmare i dubbi.
Suo figlio agli interrogativi che il magistrato gli ha messo davanti ha risposto cercando di spiegare.
E quello che emerge dal verbale d’udienza è la figura di un moderno Pinocchio che per entrare nel Paese dei balocchi, un fondo in via Verdi trasformato mezzo in fumeria di marijuana e l’altra metà in una sala giochi improvvisata con la playstation, avrebbe messo da parte la paghetta che gli passavano i genitori e i soldi che gli dava il padre quando lo aiutava a fare qualche lavoretto.
Poi, con un altro amico, ha tirato su una colletta alla fine della quale hanno raggiunto la cifra di 400 euro. Con questi soldi in tasca, sabato scorso, si è presentato nel circo dello spaccio di piazza Magenta dove per quella somma è riuscito ad acquistare 65 grammi di marijuana che sarebbero serviti per sé e per la ventina di amici con i quali da qualche mese si incontrava.
«I miei genitori - ha detto al giudice - mi danno 20 euro a testa a settimana. Il denaro con cui ho comprato lo stupefacente l’ho racimolato così e facendo qualche lavoretto per mio padre. L’idea di comprare un quantitativo di droga più grande mi è venuta qualche tempo fa. L’ho fatto per non andare tutte le volte in piazza Magenta ed evitare che i miei genitori si insospettissero». Della persona che gli ha venduto la droga avrebbe ricordato il nome e la nazionalità. «Doveva servire per fumarla a me e ad un amico», ha ammesso.
Il piano di Lorenzo è andato in frantumi lunedì intorno alle 19 quando i carabinieri hanno bussato alla porta del fondo dove parte del gruppo era riunito. «Stavano paccando una canna», raccontano in burocratese i militari nel verbale di arresto. Nello zaino del diciottenne gli investigatori hanno trovato la busta con dentro poco più di mezz’etto di droga (62 grammi ndr), e una bilancina che il giovane dice di aver acquistato qualche giorno prima in un negozio del centro.
«Il fondo - ha spiegato - lo abbiamo affittato qualche tempo fa insieme a un’altra ventina di amici per 20 euro a testa al mese, ma il contratto lo hanno sottoscritto alcuni ragazzi più grandi». Era dentro alle due stanze a due passi da piazza Cavour che il gruppo si trovava sempre più spesso. «Era diventata la nostra fumeria».
Detenzione ai fini di spaccio è l’accusa con la quale il pubblico ministero Massimo Mannucci lo ha messo agli arresti domiciliari. Una contestazione che nasce perché nelle tasche del giovane gli inquirenti hanno trovato 230 euro in contanti che secondo chi indaga «sarebbero il frutto dello spaccio».
Secondo il giovane, come spiega il suo legale, l’avvocato Valerio Misiti, «quel denaro era invece in parte della madre che gli aveva dato dei soldi per finire di comprare i libri di scuola, in parte di un amico e in un ultima parte del padre per un lavoretto che aveva fatto alcuni giorni prima».
Adesso sarà l’inchiesta della Procura a dire se la deposizione del giovane è attendibile. Nel frattempo il giudice ha disposto che il diciottenne da oggi possa tornare a scuola. E ricominciare.
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