Il Tirreno

Livorno

Epidemia tra gli autisti dei bus Si scatena l’ironia degli utenti

di Giorgio Carlini
Epidemia tra gli autisti dei bus Si scatena l’ironia degli utenti

I commenti sul web: «È stato il virus “vendemmia” che si trasforma in “caccia e funghi”» Dopo i 30 certificati inviati all’azienda di trasporti, due terzi dei dipendenti sono tornati al lavoro

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LIVORNO. Dopo il picco di assenze per malattia dei giorni scorsi, in queste ore la situazione all'ex Atl sembra tornare lentamente alla normalità. Se martedì e mercoledì si erano registrate una trentina di defezioni, ieri gli autisti rimasti a casa con tanto di certificato medico sarebbero stati non più di una decina. Circa due terzi dei malati di inizio settimana sarebbero insomma tornati in servizio, scongiurando così altri inconvenienti all'utenza dell'azienda livornese (entrata a far parte della Compagnia toscana trasporti, insieme a Cpt di Pisa, Clap di Lucca e società private come Lazzi di Firenze e Cap di Prato).

Il virus debellato. Se da un lato pare dunque sgonfiarsi il caso del “virus sospetto” che si è abbattuto sul trasporto pubblico locale, non si può dire altrettanto per quanto riguarda la rabbia dei cittadini, sulle cui spalle è gravato il peso del picco di assenze, sotto forma di ritardi e disagi lungo le linee dei bus. Non solo: come emerge dall'acceso dibattito che si è scatenato sul sito internet del nostro quotidiano (www.iltirreno.it) in tanti sono convinti che l'assenteismo sia in realtà collegato a fattori “extra-influenzali”. Il pensiero di molti, in particolare, corre subito ai recenti sviluppi del contratto integrativo aziendale, la cui disdetta da parte del Ctt Nord dovrebbe causare la decurtazione di circa 200-250 euro mensili dalle buste paga dei lavoratori ex Atl.

Colpa del cambio di stagione. Si comincia con Gian Claudio Serafini, che usa la tipica ironia labronica per esprimere un giudizio comunque severo: «È inevitabile - scrive il lettore - che al cambio di stagione si verifichino assenze, dovute per lo più a indisposizioni legate all'insorgere di influenze che si ripercuotono sulle presenze al lavoro. Rigetto del tutto le ipotesi, insinuate da qualcuno, che tali assenze possano dipendere anche dall'apertura della caccia, in particolare a quella delle allodole, delle beccacce e del tordo sassello». Giuliano Lemmi, invece, scrive: «Sta girando parecchio anche il virus “vendemmia” che poi s'incattivisce e diventa “caccia e funghi”. Purtroppo “un c'è 'r vaccino”». Forse più che un virus, ipotizza con altrettanta ironia Maurizio Bacci, «si tratta di un'allergia molto diffusa in Italia: l'allergia alla voglia di lavorare».

Il confronto col privato. «Probabilmente - scrive invece “Romina Pisa” - siamo davanti a una ritorsione per la diminuzione dello stipendio prevista dal nuovo contratto». E «se fosse così - le risponde Federica Cartoni - davvero mi dispiacerebbe un sacco. Però a noi dicono di dover stare aperti la domenica e ringraziare che possiamo lavorare. Io questa frase la rigiro agli autisti, visto che ho perso 30 minuti lavorativi per uno “sciopero” non indetto ufficialmente! Anche la scorsa settimana ho visto saltare ben due corse, cosa che mi ha fatto arrivare tardi al lavoro. Eppure io il biglietto da 1.20 euro devo timbrarlo comunque... Grazie a tutti e complimenti davvero».

Qualcuno pensi ai ragazzi. Michela Scomparin va su tutte le furie: «Da quando è iniziata la scuola, è la quinta volta che le linee 10 e 10R saltano le corse delle 7,30 e 7,35. I ragazzi che devono andare a scuola come fanno? Ho già fatto reclamo scritto, mandato mail a destra e a manca, ma nessuno mi risponde. Cosa devo fare per far valere i miei diritti e quelli di mia figlia? Posso capire i disagi degli autisti, ma almeno ci dicano chiaramente cosa sta accadendo, così da poterci organizzare. Non mi sembra giusto che i ragazzi si rechino alla fermata del bus e restino lì in attesa, invano, arrivando tardi a scuola e prendendosi dei richiami scritti o peggio finendo per essere rimandati a casa. Intanto, in compenso, io ho pagato l'abbonamento per tutto l'anno. Complimenti».

A difesa degli autisti. Giovanni Castellana si presenta come “autista di Bologna” e si schiera invece dalla parte dei dipendenti del Ctt Nord: «Non è detto che gli assenti siano tutti con la febbre. Potrebbero essere anche a casa a curare lo stress. Come si sa, lo stress degli autisti del trasporto pubblico è molto alto: lo dice anche l'Organizzazione mondiale della sanità». La risposta di “Mister Rufus63” è lapidaria: «Ma dai, non prendiamoci per i fondelli!». Camilla Gennari torna piuttosto sulla “ripetitività” del picco di assenze, già verificatosi in passato: «A settembre - si domanda - che virus c'è stato?». Chiude Antonio Nota: «Senz'altro i dipendenti non “fanno la fame”, altrimenti non sarebbero mancati un giorno, andando a lavorare anche con 38 di febbre, con la gola infiammata o con lo stomaco sottosopra».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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