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Concordia, la lezione di dolore e dell'umanità
IL COMMENTO / La pietà di Kevin, il fratello senza rabbia dopo il colpo di scena: "Prego per i familiari di Maria Grazia"
C’è sempre qualcuno più umano di te, qualcuno che ha la forza di arrivare alla pietà che tu non provi. Questo qualcuno ieri è stato Kevin Rebello, il fratello del cameriere indiano imprigionato a morte nella Concordia.
La lezione di Kevin Rebello è arrivata alle 18,48 di ieri. A quell’ora il giovane ricercatore indiano avrebbe potuto gridare di dolore per l’atroce colpo di scena che gli era stato riservato: prima gli avevano detto che «al novantanove virgola novantanove per cento» avevano trovato i poveri resti di suo fratello Russel, morto nel naufragio, e invece si erano sbagliati: quei frammenti sarebbero dell’altra dispersa, Maria Grazia.
Kevin avrebbe potuto sfogarsi contro il destino, contro la fretta di una comunicazione così delicata, contro l’assurdità di non attendere una certezza piena. Contro il cielo, o il mare. Chi, in coscienza, avrebbe potuto criticarlo? Tutti noi avremmo capito Kevin, dopo quella pecentuale tradita. E stavolta i giornalisti non c’entrano: c’era solo una fonte, quella assoluta, ufficiale, di chi aveva tenuto in mano e gestito le sacche nere estratte dal relitto del Giglio.
Sarebbe stato «quasi un miracolo», aveva detto Franco Gabrielli il 26 settembre, quando per una prima volta era sembrato che la Concordia, il sarcofago più grande del mondo, avesse finalmente restituito le sue due vittime senza salma. Ma questa della nave e del Giglio è una storia senza miracoli, che non regala e non concede. Ogni passo avanti te lo devi guadagnare con sofferenza, con espiazione. Il miracolo non c’era stato quel giorno e l’8 ottobre c’era stato solo a metà, un miracolo per una sola famiglia, Russel o Maria Grazia, Maria Grazia o Russel. Tre giorni fa sembrava che il triste sollievo di avere un feretro su cui piangere fosse toccato ai Rebello; ieri ecco questa marcia indietro che avrebbe sconvolto chiunque.
Perché non avete atteso la certezza, il cento per cento, quale leggerezza vi ha spinto a ignorare le conseguenze psicologiche di una scelta del genere?
Ma queste domande sono svanite. In un mondo dove un papa si definisce peccatore e scende da ogni piedistallo morale, scopri che qualcuno vince la rabbia che tu non sai domare; è uno più umano di te. È da lui che devi imparare.
Quando si è fatta strada la convinzione che Russel era ancora senza pace, Kevin si è collegato a un computer ed è entrato su Facebook. Ha commentato che lui ringraziava Dio, «qualunque siano i risultati del Dna». Ha aggiunto che se i resti saranno di Maria Grazia, lui ne sarà felice, possa la sua anima riposare in pace. Kevin ha spiegato che prega per tutti: per i familiari dell’altra dispersa, per la squadra delle ricerche. Prega perfino per l’Italia.
Così restiamo interdetti, vinti da una pietà che arriva da chi avrebbe diritto all’ira. Alice Munro, nuovo premio Nobel per la letteratura, ha scritto: «Nella vita viene il momento in cui brutto e bello svolgono più o meno la stessa funzione, quando tutto ciò che guardi altro non è che un gancio a cui appendere le sensazioni scomposte del corpo, e i brandelli della mente». Sembrano parole per questa vicenda di mare e di scogli, di ganci e di brandelli. Il brutto e il bello di ritrovare il cadavere di una persona che ami, o di non ritrovarlo. La stessa funzione. Quella di percepire l’umanità.
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