Gioco
«Chi ha dubbi venga a fare un’analisi»
Parla il responsabile dei lavori di smaltimento delle acque dell’ex reattore nucleare: «Da parte nostra chiarezza assoluta»
LIVORNO. «Chiunque abbia dubbi a riguardo venga pure a fare un’analisi». Sorride sicuro l’ammiraglio Domenico De Bernardo, responsabile del progetto di smaltimento delle acque della piscina dell’ex reattore nucleare di San Piero a Grado (Pisa). «Vogliamo la trasparenza assoluta riguardo al procedimento in atto – spiega – Sarebbe controproducente anche per noi una mancanza di chiarezza, stiamo facendo un ottimo lavoro e siamo più che soddisfatti».
Chiarezza assoluta dunque, tanto da aprire le porte del Cisam durante i lavori ai giornalisti. Lavori che, come annunciato dalla stampa, sono iniziati la settimana scorsa (precisamente giovedì 3 ottobre) e che hanno suscitato non poche polemiche tra associazioni ambientaliste, cittadini e Comune di Livorno, “colpevole” di non informare e coinvolgere la cittadinanza sul processo in atto. Un processo che avviene sì sul territorio pisano, ma che riguarda anche Livorno e il suo mare. I 700 metri cubi di acqua presenti nella piscina infatti, verranno trattati all’interno dell’area del Cisam per ridurne il contenuto di radionuclidi, ma successivamente saranno smaltiti a valle del depuratore di Pisa Sud, fino a confluire nel Canale dei Navicelli e quindi nello Scolmatore arrivando fino al mare. Il Comune di Livorno ha risposto alle apprensioni dei cittadini affermando di non essere stato informato dalle istituzioni pisane. «Avevo chiesto di essere contattati al momento dell'inizio dei lavori - aveva risposto l'assessore all'ambiente Massimo Gulì alla affermazione della stampa che i lavori erano iniziati all'insaputa di Livorno - Così non è stato è stato, cercheremo di fare chiarezza prima possibile».
Così, mentre il Comune attende segnali da Pisa, l’ammiraglio De Bernardo ha risposto a tutti i nostri dubbi spiegando e mostrando il procedimento in ogni passaggio.
L'autorizzazione
L'autorizzazione allo smantellamento (decommissioning) dell'impianto nucleare è stata rilasciata dallo Stato Maggiore Marina, secondo quanto previsto dalla normativa specifica per gli impianti nucleari militari. Dal momento che lo scarico avviene al di fuori dal sito del Cisam, nel dicembre 2011 il Cisam ha attivato la Provincia di Pisa al fine di individuare una procedura con tutti gli enti interessati per la gestione delle acque provenienti dalla piscina del reattore nucleare.
La Provincia di Pisa, acquisita la disponibilità del gestore dell’impianto di depurazione di Pisa sud (Acque Spa e Acque Industriali) per lo stoccaggio temporaneo presso l’impianto e lo scarico a valle dello stesso (considerata anche la vicinanza dell'impianto di depurazione con il sito Cisam), ha convocato varie Conferenze di servizi per esaminare la questione arrivando al rilascio, nel maggio 2012, dell'autorizzazione.
Formula di scarico.
In base a tale autorizzazione provinciale, lo scarico potrà essere effettuato nel rispetto di una serie di condizioni, tra le quali la principale è che le acque siano preventivamente trattate per l'abbattimento della radioattività.
«Lo Stato Maggiore della Marina – spiega De Bernardo – che è l’organo preposto al rilascio dell'autorizzazione al Cisam per il decommissioning, pur non essendo obbligato da alcuna norma specifica, ha chiesto ad Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) un parere sull'operazione, ed in particolare sulla Formula di Scarico e sul Piano di Sorveglianza Ambientale ottenendo un giudizio positivo». La definizione della formula di scarico delle acque è stata elaborata dalla Lainsa, ovvero la ditta spagnola che si è aggiudicata l'intera impresa (al prezzo di 3,5 milioni di euro). Formula il cui rispetto consente dunque di restare all’interno dei limiti di non rilevanza radiologica previsti dalla legge ed è calcolata in condizioni estreme. Si ipotizza cioè che una persona faccia il bagno nei Navicelli e si cibi dei suoi pesci o di prodotti della terra irrigati con le acque del canale. «Perché abbiamo scelto il processo di distillazione per il trattamento dell' acqua? Perché il metodo che stiamo usando, che è il più oneroso, è anche il più sicuro ».
Il processo di smaltimento
I 700 metri cubi di acqua presenti nella piscina verranno così trattati all’interno dell’area del Cisam per ridurne il contenuto di radionuclidi, e successivamente smaltiti nella cassa di clorazione del depuratore di Pisa Sud, fino a confluire nel Canale dei Navicelli. Come? «L’acqua dalla piscina viene trasferita all’interno di un distillatore (costo circa 200mila euro) - spiega De Bernardo - Il distillatore funziona sottovuoto, permettendo di bollire l’acqua ad una temperatura ridotta (40°). Una volta evaporata l’acqua viene condensata. Ogni settimana quindi, viene riempito uno dei 7 container parcheggiati nel cortile antistante il reattore». Da ogni container viene quindi prelevato una campione che viene analizzato, «oltre che dal Cisam, anche dall’Enea – specifica De Bernardo – per sottoporre i campioni a controlli da parte di un Ente Terzo». Ogni 30 metri cubi di acqua che dovrà essere smaltita, prima di uscire sarà dunque sottoposto ad analisi e «senza conferma di Enea del rispetto dei limiti previsti dalla formula di scarico l’acqua non uscirà dal Cisam».
Il primo campione è già stato inviato a Roma e occorreranno circa 30 giorni prima di conoscere l’esito delle analisi e trasferire l'acqua al depuratore di Pisa Sud, operazione che avverrà a metà novembre circa. Nel frattempo l’impianto continuerà ad operare senza soluzione di continuità, e per ripulire i 700 metri cubi di acque saranno quindi necessari 6/7 mesi, senza intoppi.
Sorveglianza ambientale: come
A ennesima garanzia di sicurezza e trasparenza la società spagnola ha sottoposto al vaglio del Cisam, dell’Ispra, di Arpat, e della società Acque spa, un piano di sorveglianza ambientale.
Il piano stabilisce, fra le altre cose, quantità, modalità, tempi e luoghi per la raccolta dei prelievi. «I campioni verranno raccolti nella cassa di clorazione, nel fosso che conduce ai Navicelli e nel canale stesso. Verranno presi anche dei campioni “bianchi”, ovvero dello stato delle acque prima dello sversamento, per i necessari confronti. Contiamo di prelevare almeno tre campioni per ogni punto stabilito: uno andrà all’Enea, uno a Lainsa e uno lo terremo noi. I prelievi saranno presi nei punti più significativi, cioè dove potrebbe verificarsi la maggiore concentrazione di accumulo di sostanze inquinanti». Oltre alle analisi delle acque trattate, il piano prevede dunque un programma di sorveglianza e monitoraggio delle zone limitrofe a quelle dove verrà conferita l'acqua, mantenendo traccia di tutte le operazioni.
«Lo ripeto: da parte nostra la volontà di trasparenza è estrema e sono particolarmente soddisfatto di come stanno procedendo i lavori».
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