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Livorno

Prc: sono i lavoratori a pagare la guerra dei prezzi sulle banchine

LIVORNO. «Sul porto paghiamo anni di assenza programmatica e progettuale che ha indebolito i fattori di competitività del nostro scalo». Per Lorenzo Cosimi, numero uno di Rifondazione comunista,...

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LIVORNO. «Sul porto paghiamo anni di assenza programmatica e progettuale che ha indebolito i fattori di competitività del nostro scalo». Per Lorenzo Cosimi, numero uno di Rifondazione comunista, tutto questo vale, da un lato, in fatto di infrastrutture materiali (seconda vasca di colmata, fondali, allargamento del Canale di accesso ecc.) e, dall’altro, si ripercuotesul mondo del lavoro con una pressione spasmodica su una concorrenzialità tutta centrata sui prezzi in nome di «una guerra che non fa altro che spostare i traffici da una banchina all'altra».

È questo l’aspetto centrale della due giorni di confronto che il Prc ha organizzato alla Bottega del Caffè. Numerosi gli interlocutori sia del mondo istituzionale che di quello del lavoro: dall’assessore regionale Simoncini al presidente della Provincia Kutufà, sindacalisti come Strazzullo (Cgil), Picchiottino (Filt), Zannotti (Filctem), Puppo (Fiom), oltre a Barbini (rsu Porto 2000), Tamberi (rsu ditte esterne Eni), Francini (Lucchini), senza dimenticare le cooperative come Unicoop Servizi (Canaccini) e Compagnia Portuale (Raugei), Manzi per l’Authority, Matteo Gaddi (movimento per il Partito del Lavoro). Non è mancato chi ha messo in risalto l’assenza di esponenti del Comune di Livorno.

Per il Prc bisogna dire alt « all'assenza di politiche industriali di questi ultimi venti anni» e parlare di «una nuova programmazione e investimenti pubblici per potenziare ricerca, innovazione e diversificazione manifatturiera», oltre che «dispiegare un'iniziativa a livello euromediterraneo per costruire alleanze».

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