Il Tirreno

Livorno

Il fisco scova 4mila case fantasma Finora senza Irpef né Imu né Tia

di Mauro Zucchelli

Meno irregolarità che nelle altre città toscane ma si tratta comunque di una evasione gigantesca Adesso può partire il recupero degli arretrati: però solo per gli ultimi 5 anni e con qualche vincolo

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LIVORNO. Alla fine gli 007 del fisco l'hanno spuntata: sono riusciti a far saltar fuori 4.116 case fantasma nella sola provincia di Livorno. Nelle mappe catastali risultano o del tutto inesistenti o comunque un po' più piccoli: beninteso, non solo case ma anche fabbricati commerciali, industriali o chissà cos'altro abbia dettato la fantasia del mattone.

L’Agenzia delle Entrate indica che tutto questo complesso di proprietà immobiliari hanno una rendita catastale complessiva d’un soffio sopra i 3 milioni di euro. Con una valutazione forse un po’ troppo a spanne, si potrebbe immaginare che come patrimonio valgano 350-400 milioni di euro. Finora rimasti nascosti, dunque esenti da tasse: altro che valzer su Imu sì o Imu no.

Si scopre l’acqua calda a dire che il catasto non è aggiornato. Una riprova clamorosa? Almeno nella versione on-line del sistema informativo della Provincia, là dov’è l’area verde di via Torino in zona ex Fiat, far Colline e Coteto, sono ancora segnate nero su bianco le baracche post-belliche sparite agli inizi degli anni ’70. Figuriamoci cosa può essere accaduto da quarant’anni in termini di volumi e superfici...

Non avremo un rigore svizzero nei riguardi del fisco ma alla fin fine, almeno da quest’operazione “case fantasma” la provincia di Livorno risulta relativamente virtuosa. Non esageriamo: diciamo meno furbetta di altri.

Lo dice lo standard di irregolarità rilevate in rapporto al numero di abitanti: i 4.116 fabbricati fuori regola equivalgono a 12,2 ogni mille residenti. Ben al di sotto della media toscana (16,3): in tutta la regione soltanto Firenze (6,7 ogni mille abitanti) e Prato (4,7) hanno un indice migliore. Il resto? Lucca è a un passo da 14 casi ogni mille residenti, Pisa sfiora quota 19, Siena, Grosseto e Arezzo volano al di sopra della soglia di 30. Ma in Basilicata e in Calabria siamo attorno a 70...

Anche se guardiamo alla rendita catastale “sommersa” recuperata, siamo attorno a una media di 9 euro per abitante. Nel resto della Toscana così come su scala nazionale si arriva a 14 euro (e a Lucca a 28).

È finito solo il secondo round di questa operazione di recupero tasse: fra le oltre 4mila case fantasma targate Livorno, per 3.349 è stata definita la nuova rendita catastale (mentre per altre 767 l’attribuzione della rendita è solo presunta ed è arrivata d’ufficio in via provvisoria).

Ma l’attività degli 007 dell’Agenzia delle Entrate ha una ricaduta a cascata. La più immediata da capire? Questi fabbricati finora erano sconosciuti al fisco (o comunque avevano dimensioni inferiori): dunque passavano indenni tanto dalle maglie dell’Irpef che dalla rete dell’Ici o Imu che sia, facendo lo slalom fra dichiarazioni dei redditi e scadenze di pagamento. Del resto, ovviamente i controlli avvengono prevalentemente per via cartacea sulla base della documentazione del catasto, e non ci vuol molto a capire cosa significa se le mappe catastali sono un colabrodo.

Non solo: il fisco – sia statale che municipale – potrà andare a recuperare gli arretrati: sul fronte dell’Irpef e dell’Ici o Imu più, secondo alcune interpretazioni, anche della Tia. Sempre però, potendo tornare a ritroso solo di cinque anni: su quel che è accaduto prima del 2008 è sceso il sipario dell’oblio fiscale.

Si tratta di una sberla non di poco conto: la tassa non pagata viene raddoppiata o triplicata a seconda del tipo di “castigo” e poi moltiplicata per il numero di anni (cinque, ma è da vedere se tutti insieme). Visto che parliamo di fabbricati che qui da noi hanno una (maggior) rendita catastale media attorno ai 730 è facile capire che ballano importi complessivamente al di sopra dei 10mila euro per ciascun caso. A meno che non si riesca a dimostrare di aver diritto a qualche agevolazione: ad esempio, quelle per la cosiddetta “prima casa” (che in realtà è l’abitazione in cui si vive) o che il fabbricato non ha allacciamenti alle utenze e dunque fuori dal “raggio” della tassa rifiuti.

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