Il Tirreno

Livorno

«Mi hanno svaligiato casa e da quel giorno ho paura»

di Federico Lazzotti
«Mi hanno svaligiato casa e da quel giorno ho paura»

Enrico Bianchi a marzo ha trovato il suo appartamento svuotato «Mi sono sentito violentato, ho messo l’allarme e una nuova cassaforte»

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LIVORNO. «Pronto presidente Bianchi, ha saputo quello che è successo? Hanno preso i presunti autori del furto a casa sua?».

Sono da poco passate le 11 e l’operazione della squadra mobile di Lucca “Falange Macedone” si è appena conclusa con l’arresto di sette persone, due delle quali residenti a Livorno.

Secondo gli inquirenti coordinati dal pubblico ministero Enrico Corucci, sarebbero i componenti di una banda che tra la fine dello scorso anno e questa primavera avrebbe messo a segno una dozzina tra furti e rapine in mezza Toscana, alcune delle quali picchiando e minacciando i proprietari con le armi.

«No davvero?», risponde stupito dall’altra parte del telefono Enrico Bianchi che sta andando nel suo ambulatorio medico. «Chi sono?», chiede incuriosito. «Non può capire la gioia che mi sta dando ora vado al lavoro più contento. Sa mica se hanno trovato la refurtiva?», aggiunge.

Dal giorno in cui Bianchi ha trovato la casa svaligiata sono passati quasi sette mesi. «Avevo quasi perso le speranze che potessero essere presi», confida lui.

Era l’alba del 14 marzo scorso quando una sua vicina ha notato la porta finestra dell’appartamento accanto aperta. Il medico descrive così quello che ha trovato nell’appartamento di via Minghi a Coteto: «A terra c’era un sacco di calcinacci. E tutta la casa, soprattutto la camera, era sottosopra».

La denuncia presentata alla polizia parla di un bottino di circa 12mila euro, molti dei quali rubati dalla cassaforte.

«Dentro - raccontò Bianchi c’erano alcuni gioielli di famiglia a cui ero affezionato tra cui l’orologio di mio nonno, oltre ad alcuni preziosi di mia figlia. Niente che avesse particolare valore, però cose a cui ero legato».

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, la banda avrebbe usato una macchina parcheggiata lungo la strada per scavalcare il cancello ed entrare sul terrazzo.

«Da quel giorno - prosegue il medico - la mia vita è cambiata. Fino ad allora avevo sempre pensato di essere padrone in casa mia. Vivo lì da oltre quarant’anni e non era mai successo niente, tantomeno un furto. Ecco perché non mi ero mai preoccupato di mettere allarmi o cose del genere. L’unica cosa che avevo era una porta blindata che andava giù con un soffio. Ecco, da quando i ladri sono entrati mi sono organizzato al meglio. Vero è che se dovessero tornare non troverebbero più nulla, ma ho voluto fare qualcosa. Così ho messo un sistema di allarme una cassaforte murata nel pavimento. Ma nonostante questo quando entro mi sembra di vedere qualcuno dentro casa. Mi sento violentato. Ad esempio quando tocco qualcosa penso che lo abbia toccato un’estraneo ed è una sensazione che mi dà fastidio».

Tre settimane dopo il furto il presidente del consiglio comunale ci spedì una lettera intitolata “Chi ha un reato deve restare in carcere”. Avvenne all’indomani del fermo della polizia di un ragazzo di 26 anni in auto senza patente, due settimane prima era stato arrestato e poi rimesso in libertà. Uno dei passaggi fondamentali riguardava propri il furto subito. «Venti giorni fa - scriveva - la mia abitazione è stata oggetto della visita di ladri che hanno addirittura smurato la cassaforte e portato via i ricordi di tre generazioni, che indipendentemente dal danno economico, presuppongo nessuno mi potrà far riavere. Anche se non esistono correlazioni fra i due fatti, leggere un articolo come quello mi ha rovinato la domenica».

Stavolta il lunedì è salvo.

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