Gioco
C’è un po’ di Livorno nel Nobel al team della “particella di Dio”
Autiero a Lione nel centro di ricerche più grande d’Europa: nella top ten dei ricercatori per “Nature” Petagna da 18 anni al Cern di Ginevra per lavorare al maxi-esperimento dell’acceleratore
LIVORNO. La voce della “particella di Dio” non l’hanno ancora sentita: probabile che non dica né “dé” né “boia” e neanche che senta la nostalgia del ponce ma c’è un pezzetto di Livorno nel team di studiosi internazionali che è il reale destinatario del premio Nobel per la fisica.
A dire il vero, il premio Nobel per la fisica l’hanno assegnato a loro due: il belga Francois Englert e soprattutto lo scozzese Peter Higgs, lo scienziato timido che ha dato il proprio nome al bosone che tutti chiamano la “particella di Dio” perché è il tassello-chiave nel puzzle del creato (e con un suono beffardo per le orecchie del grande scienziato che si dichiara ateo). Ma l’enunciazione della teoria risale agli anni ’60: se c’è voluto quasi mezzo secolo per farne una scoperta da Nobel significa che in realtà è stato centrale il lavoro del più grande network mai esistito al mondo su un singolo progetto di ricerca.
E in questo campo le intelligenze livornesi hanno fatto la loro parte: a parte quanti hanno operato all’Istituto di fisica nucleare a Pisa e San Piero a Grado, due “cervelli” – anzi “cervelloni” – in fuga da Livorno hanno lavorato direttamente sugli esperimenti.
Stiamo parlando di Dario Autiero e di Paolo Petagna, entrambi livornesi doc. Singolare, no? Se passiamo in rassegna le figure illustri con targa amaranto troviamo musicisti (come Mascagni, Piero Ciampi e Bobo Rondelli), statisti (come Ciampi o Guerrazzi), artisti (come Modì o Fattori), calciatori (come Magnozzi, Chiellini o Lucarelli), ingegneri (come Bizzarrini, Lampredi o Donegani). Ma scienziati pochini: ci salvano un po’ Enriques, Cecioni, Colombo e Torrigiani...
Autiero è ricercatore al Cnrs (Centre national de la recherche scientifique) di Lione, un gigante che rappresenta il primo centro di ricerca nel nostro continente, visto che vi lavorano più di 20mila persone. Figurarsi che la rivista “Nature”, poco meno d’una bibbia per la comunità scientifica internazionale, l’ha messo nel 2011 nella top ten dei ricercatori più bravi al mondo.
Alle spalle ha gli studi alle elementari Brin, poi alle medie Marconi, quindi l’Enriques: già sui banchi del liceo aveva la passione dell’astrofisica (oltre a quella per la vela nella classe Vaurien). Dopo la laurea il lavoro al Cern di Ginevra, poi undici anni fa l’offerta targata Lione fino ad arrivare a dirigere l’istituto che si occupa della fisica dei neutrini. Ma la base è l’eccellente formazione in quegli anni a Pisa: basti ricordare che il suo maestro, il prof. Cavasinni, in una videoconferenza in tandem con Autiero due anni fa ha ricordato che Pisa negli anni ’90 faceva da apripista nella ricerca.
Petagna, è un ingegnere aeronautico cinquantenne che ha passato gli ultimi 18 al Cern di Ginevra: prima lavorando direttamente agli aspetti tecnologici del Cms, uno dei due esperimenti-chiave dell’acceleratore che corre nel cuore del sottosuolo a cavallo fra Svizzera e Francia, poi nell’ultimo triennio come responsabile del progetto dedicato alle nuove frontiere della tecnologia per il controllo termico degli esperimenti.
Elementari anche lui alle Brin, poi le medie alle Micali e le superiori al liceo classico. E pensare che sui banchi del Niccolini la sua passione era la filosofia. Quel che cambia tutto è la scelta di puntare su ingegneria aeronautica a Pisa: controcorrente per un liceale che era rimasto chino su greco e latino, ma in tandem con l’amico Alfredo Soldati.
«Sono rimasto sorpreso dal fatto che il delegato scientifico dell’ambasciata – dice Petagna – ci ha detto che la scelta di facoltà scientifiche è in calo. Cosa direi a un ragazzo di oggi? Scegli quel che ti piace e insegui il tuo sogno, e questa è la prima cosa perché la passione è il carburante indispensabile. Ma aggiungerei l’invito esplicito a non chiudere gli occhi di fronte al fatto che adesso il futuro è nella scienza e nella ricerca tecnologica».
C’è anche un altro invito: «Cari ragazzi, non abbiate paura di sentirvi cittadini del mondo: non vi spaventi l’idea di fare la valigia e lasciare la sicurezza di quel che avete. C’è tutta una frontiera della conoscenza da esplorare. Magari per un periodo della vita e poi tornare nel mondo di origine. O anche no. È la sfida ad essere appassionante e vale tutta intera quel che promette, anche quand’è difficile e il mondo sembra in salita. Tocca a voi, provateci».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
