Gioco
L’ultimo viaggio del sopravvissuto alla ferocia nazista
Si è spento a 87 anni Ivano Carocci, medaglia d’onore Visse un anno in un lager lavorando nel gelo 14 ore al giorno
LIVORNO. All’età di 87 anni se n’è andato Ivano Carocci, che nel 2010 fu insignito della medaglia d’onore. Un riconoscimento alla Memoria, perché Ivano nel 1944 fu preso dai nazisti e portato in un lager di Brandeburgo sull’Havel, in Germania, dove fu obbligato a lavorare 14 ore al giorno in una fabbrica di carri armati per l’esercito tedesco. Carocci si è spento ieri mattina nell’abitazione di famiglia alla Rosa, circondato dall’affetto dei suoi cari. I funerali saranno celebrati oggi alle 14,30 nel cimitero dei Lupi. Un ultimo viaggio, dopo una vita a testa alta, che si concluderà con la cremazione e con la dispersione delle ceneri nel mare della sua amata Livorno, così come ha sempre voluto.
Ivano Carocci lascia la moglie Liana, i figli Gabriella e Stefano, il genero Licurgo Vaiani, l’adorato nipote Simone con la moglie Elena e il piccolo Tiziano. Una famiglia numerosa al quale l’ex deportato dai nazisti ha voluto un gran bene, venendo ricambiato da un’enorme riconoscenza. È stato il suo amore per la vita e la voglia di tornare alla normalità, infatti, che hanno spinto Ivano a sopportare le difficoltà e i dolori di quell’anno trascorso ai lavori forzati. Momenti terribili, descritti dai parenti di Carocci in un libretto realizzato in occasione dell’ottantesimo compleanno festeggiato da Ivano. Un testo che parla dei giorni in Germania, del freddo, della fatica, della voglia di ribellarsi a quell’ingiusta situazione che lo portò anche a rischiare la vita, pur di aiutare i compagni di sventura.
Carocci fu catturato il 15 agosto del 1944 e rimpatriato il 5 settembre dell’anno successivo. Mesi rubati alla sua vita, che lo hanno reso un ragazzo diverso da quando viveva felice a Livorno prima della guerra. E che lo hanno reso un uomo più forte. «Ora a 80 anni - diceva lo stesso Ivano Carocci - devo dire una cosa: in tutta la mia vita, in tutte le azioni che ho fatto, in tutti i discorsi e i racconti, non ho mai passato un solo giorno senza il ricordo della guerra e della deportazione. Non ho mai buttato giù di avere regalato la mia adolescenza e la mia giovinezza a dei cervelli criminali che hanno disprezzato il valore della libertà». Parole che racchiudono tutto quel periodo così drammatico e che lasciano alle nuove generazioni un ricordo da non disperdere.
Ora che Ivano è vicino all’ultimo viaggio, la speranza è che la sua vita, e quella di molte altre persone che hanno vissuto i suoi stessi orrori, serva da esempio per non ripetere gli errori del passato.
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