Il Tirreno

Livorno

Via i politici dai nostri teatri

Simone Lenzi

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Dalle finestre della foresteria del Teatro Petrella di Longiano, piccolo paesino del forlivese, si gode un panorama collinare non troppo dissimile al nostro.
Sono qui da un paio di giorni a provare il concerto con i Virginiana Miller. Fa un po' freddo. Ci scaldiamo con il caffé al bar, qui in piazza. Alle nostre spalle, c'è una parete piena di foto di artisti che sono passati dal Teatro. E ci sono passati tutti. Pensatene uno e c'è. Dalla metà degli anni ottanta, quando un geniale dipendente del comune si è inventato questa formula per valorizzare il teatrino, un piccolo gioiello di metà Ottocento che era stato appena restaurato: vi ospitiamo, vi diamo da mangiare, da dormire e un piccolo cachet, e l'uso gratuito del teatro per le prove. In cambio ci date la data zero del tour o la prima dello spettacolo. Con alti e bassi, con alterne vicende, questa formula ha funzionato. Gli abitanti di Longiano, quelli dei comuni vicini, e di tutta la Romagna, hanno così potuto godere per più di vent'anni di una programmazione di spettacoli degna di una grande città. Migliore, ad esempio, di quella di Livorno, dove il teatro cittadino, che pure ha fondi incomparabilmente più importanti di quello di Longiano, ogni anno mette in scena soprattutto la commedia della minacciata chiusura e del salvataggio all'ultimo momento, e il cui epilogo è sempre la stentata perpetuazione di un sistema fallimentare. Quel che trovo istruttiva nell'esperienza di Longiano, ben oltre la specificità non replicabile in un caso come quello di Livorno, è l'attitudine, la mentalità. Il tentativo intelligente di rispondere cioè a una domanda semplice, che è peraltro l'unica domanda sensata da farsi: a cosa serve un Teatro? Quale è la priorità di un Teatro? Io, come il dipendente comunale di Longiano, penso che un Teatro serva a dar spettacolo. A sfruttare risorse economiche, e soprattutto creative, per offrire alla cittadinanza quanto di meglio offre la scena. Chi pensa invece che un Teatro sia un ammortizzatore sociale, un luogo dove sistemare i politici nel dosaggio alchemico delle coalizioni, fa parte di quella maggioranza che sa come si fa a chiudere il sipario ma non ha la minima idea di come si faccia ad aprirlo. Exeunt omnes.

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di Redazione web