Il Tirreno

Livorno

«Non andate a Livorno non c’è niente da vedere»

di Andreas Quirici
«Non andate a Livorno non c’è niente da vedere»

Parlano i crocieristi delle navi, dove la città viene boicottata in favore di Firenze In molti, invece, restano scoprendo un posto vivace e dal potenziale inespresso

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LIVORNO. Girano spaesati per via Grande e strade limitrofe. Sono quasi sempre coppie di una certa età, in pantaloncini e ciabatte o sandali, marsupi e macchine fotografiche. Entrano ed escono dai negozi, raramente con buste e scontrini in mano. Li vedi a sedere ai tavolini dei bar oppure davanti a un boccale di birra e un piatto di lasagne a mezzogiorno e un quarto. Sono i turisti appena scesi dalle grandi navi da crociera, quelli che hanno già visto Firenze e hanno voglia di visitare qualcosa di nuovo e restano a Livorno. Pur non sapendone nulla, perché a bordo nessuna guida dà informazioni della città. Ma soprattutto, nonostante gli sia stato detto di andare altrove, perché questo posto non offre nulla da visitare.

Nessuna informazione. Australiani, inglesi, americani, qualche tedesco o scandinavo. Sono queste le nazionalità in giro per il centro dalla mattina alla sera, in attesa di tornare sulla nave e ripartire per Civitavecchia. «Abbiamo fatto già 16 vacanze in Italia e per noi Firenze non è una novità. Siamo rimasti a Livorno, anche se a bordo le guide ce lo avevano sconsigliato. Dicevano che non c'era niente da vedere». Mark e Marion sono una coppia d'inglesi giunta a Barcellona in nave per una crociera che ha toccato la Costa Azzurra e Livorno e che riparte per Civitavecchia, Napoli, Mykonos, Istambul, Atene e Venezia. Sorridono e si divertono mentre si guardano attorno in piazza Grande, appena usciti da McDonald's. «Abbiamo chiesto ai responsabili dei tour sulla nave - raccontano - ma non ci hanno dato informazioni su questa città. Ed è un vero peccato, perché a noi piace molto. Siamo stati al mercato. C'è un'atmosfera così particolare, molto italiana. E poi la Fortezza. Anche se era chiusa ci è piaciuta molto».

«Andate a Firenze». Il boicottaggio di Livorno sulle grandi navi trova un'altra testimonianza in Jess e Pat, «from Florida», che confermano: «Ci hanno detto di non rimanere a Livorno, perché non offre nulla da visitare, ma di andare a Firenze o a Pisa. Noi ci eravamo già stati in queste due città, ma ci è sembrato un atteggiamento strano nei confronti di Livorno. E quindi abbiamo deciso di rimanere per capire meglio questa situazione». E la sorpresa per la coppia di sessantenni americani è stata grande: «Certo, non è Firenze, ma Livorno a suo modo è speciale. Ha tanti posti curiosi, altri molto belli. Peccato non avere a disposizione informazioni sulla città». Un po’ come l’esperienza in via Grande degli australiani Ken e Jenny, ai quali nessuno ha dato informazioni su Livorno».

Le bocche della verità. Poco più in là, alle panchine ci sono molti turisti, seguiti da alcune guide della Porto di Livorno 2000. Una di queste ammette: «In effetti con le due Fortezze chiuse, i tour che vengono organizzati sono quelli del battello in venezia e del pullman scoperto». Proprio dal “City Sightseen”, l’autista e il ragazzo che fa da guida ai turisti spiegano che «ogni tanto qualche corsa con il mezzo pieno viene effettuata. Certo, chi scende dalle parti di terrazza Mascagni può visitare il Lungomare. Ma la chiusura delle Fortezze è un limite. Non c’è nemmeno la fermata del nostro autobus».

Livornesi ciceroni. Tra tanti stranieri in centro, anche due italiani di Roma, Dino e Massimo che mettono il dito sulla piaga di una scarsa promozione di Livorno da parte degli operatori: «Al nostro albergo ci hanno mandato alla Fortezza, ma è chiusa. Mentre chiedendo ai livornesi abbiamo scoperto una città vivace, con tipicità anche architettoniche assolutamente da visitare. Ci sembra che Livorno stia più a cuore ai livornesi che a chi dovrebbe promuoverla per portarci turisti».

Fuori dalle rotte turistiche. Forse, ma quel che accade sulle navi è un elemento da non sottovalutare per capire tanti dei motivi che portano Livorno fuori dalle rotte turistiche, nonostante sia di nome e di fatto, la porta della Toscana. «Non ci hanno dato informazioni su questa città, nessuno ne sapeva granché a bordo della nostra nave», spiegano Paul e Barbara, altra coppia di sessantenni, provenienti da Chicago che parlano della loro esperienza in città, mentre girano attorno al palazzo di Banca d'Italia: «È aperta? Dobbiamo cambiare soldi».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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