Gioco
Lampedusa, il dolore dei senegalesi in città
Diop: «Una strage che ci fa male, lo Stato faccia qualcosa per gli immigrati per favorire l’integrazione»
LIVORNO. «Una strage di 300 persone che ci fa stare male, che ci provoca un dolore insopportabile. Quelle persone morte non sono diverse da noi: chiunque si sarebbe potuto trovare in quelle condizioni. Quei morti potevamo essere noi».
Diop Mbaye, leader della comunità senegalese livornese e toscana, interviene sulla strage di Lampedusa esprimendo il cordoglio e la solidarietà dei suoi connazionali per la tragedia successa tre giorni fa al largo dell’isola, dove è naufragato un barcone carico di migranti in arrivo dell’Africa. «È una situazione inaccettabile - dice Diop - quando ho saputo di questa tragedia ho provato un profondo strazio: sono due giorni che non riesco a pensare ad altro. Si deve fare qualcosa di concreto e trovare una soluzione perché si tratta di vite umane, di gente disperata che scappa dalla sua terra per costruirsi una nuova esistenza. E pensare che queste persone trovino la morte in questo modo così atroce è disumano».
Diop mette sotto accusa le leggi italiane sull’immigrazione e l’inefficienza delle politiche di integrazione: «La legge Bossi-Fini è stata un clamoroso fallimento come pure la Turco-Napolitano. Si bada più a reprimere che non ad agevolare gli immigrati. E le conseguenze negative di queste leggi ricadono ogni giorno anche su Livorno».
Diop spiega quali siano, secondo il suo punto di vista, i principali problemi degli immigrati in città: «L’ostacolo più grande è il lavoro: queste persone non riescono a trovare un’occupazione e di conseguenza sono escluse da tutto. E poi ci sono anche altri grossi problemi legati alla lingua: la non conoscenza dell’italiano diventa un ostacolo enorme per l’integrazione. Se non si trova una soluzione a tutto questo, le cose potranno andare solo peggio. E urgono decisioni nazionali e internazionali per impedire che stragi analoghe si ripetano».(l.l.)
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