Il Tirreno

Livorno

«Roberto, ci mancherai» Borgo piange il camionista

di Sandro Lulli
«Roberto, ci mancherai» Borgo piange il camionista

Il dolore degli amici di Caliendo. Un collega: «Era un autista esperto e attento Il nostro lavoro è duro, spesso facciamo turni massacranti. Il suo tir era nuovo»

3 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. La morte a Siena di Roberto Caliendo, l’autista del tir precipitato da un viadotto nei pressi di Siena, ha gettato nello sconforto un intero rione, quello di Borgo Cappuccini, dove la vittima era nata e cresciuta. A ricordarlo sono tutti gli ex ragazzi di giochi di piazza San Pietro e Paolo, gli amici del bar F70, della Taverna di Giulio, quelli con quali per anni è andato a ballare. In particolare Luca Taddei, 48 anni, che riesce a stento a trattenere le lacrime.

«Su quella strada maledetta abbiamo anche viaggiato insieme. Roberto - dice Taddei - Era un collega scrupoloso, attento, molto professionale ed esperto. Quando era alla guida aveva una concentrazione massima. Insieme avevamo trasportato olio, come stava facendo da solo l’altro giorno, e ricordo una volta che ci sottoponemmo a un viaggio davvero faticoso scaricando a Verona e poi a Mantova. Il nostro è un lavoro duro, pericoloso, e purtroppo spesso ci fanno anche lavorare in condizioni al limite, sia per i lunghi tragitti con la stanchezza sempre in agguato, che per i mezzi ormai non più sicuri nella meccanica e nei freni anche se nel caso di Roberto c’è da dire che stava guidando di un mezzo perfetto, praticamente nuovo».

Luca Taddei (un atleta che recentemente ha stabilito il record mondiale alla pressa sollevando 830 chili) non riesce a trattenere la commozione: «L’altra sera Roberto era venuto a trovarmi perché conosce bene anche mio padre Aldo. Poi eravamo andati a mangiare una pizza. Era una persona solare, scherzosa, ma anche generosa. È stato l’unico a darmi una mano quando sono rimasto senza lavoro trovandomi alcuni ingaggi sui camion. Purtroppo il nostro è un ambiente difficile, spesso sei costretto a guidare camion logori, pericolosi dove è facile rovesciarsi. A me venne la tachicardia che mi durò mesi dopo un viaggio a bordo di un tir che ad ogni istante sembrava voler uscire di strada».

Roberto Caliendo (suo padre è stato uno stimatissimo agente di polizia) amava il mare e aveva preso il diploma al Nautico come comandante di macchina, ma la vita lo aveva sempre portato lontano dalla navigazione. «Iniziò a fare l’autista, lavorò sottobordo alle navi come servizio navetta alle gru - racconta Taddei - Poi si specializzò nel trasporti di linea. Abbiamo lavorato tanto in coppia, quando ho letto la notizia sul Tirreno sono rimasto di stucco. Mi sembra impossibile che stasera non ci vedremo… Ho fatto un giro per il rione, sono entrato nei negozi dove solitamente ci serviamo ed ho trovato tante perone in lacrime. Non si può morire così, sul lavoro. Ci stringiamo tutti attorno alla famiglia e ai fratelli». Intanto il pm, dopo l’esame esterno del medico legale, ha dato il via libera per restituire del corpo alla famiglia.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web