Il Tirreno

Livorno

Pagella choc per l’ospedale dall’agenzia del ministero

di Mauro Zucchelli
Pagella choc per l’ospedale dall’agenzia del ministero

Livorno finisce (con Pisa) fra le 5 strutture che in Toscana se la cavano peggio Tumore al colon e frattura del collo del femore, mortalità doppia della media

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LIVORNO. Potessimo cavarcela con una battuta, l’unica consolazione è il fatto che Pisa se la cava peggio di noi: nella “fotografia” statistica scattata relativamente allo scorso anno dall’Agenas (l’agenzia sotto l’ombrello del ministero della salute), benché abbia il blasone di clinica universitaria, il loro ospedale finisce in “zona retrocessione” più spesso del nostro nelle classifiche relative a una griglia di decine di indicatori (soprattutto di mortalità a 30 giorni dall’intervento).

Ma decisamente è difficile sorridere, visto che l’ospedale di viale Alfieri capitombola almeno quattro volte fra le ultime cinque posizioni in tutta la Toscana. Quanto basta per una bocciatura, che preoccupa i malati livornesi. Anche perché fra i cinque ospedali peggiori, quattro ci riguardano direttamente: Livorno e Piombino, che appartengono alla nostra Asl più Pontedera e soprattutto Pisa che tradizionalmente sono strutture di cui i livornesi si servono non di rado.

Uno dei parametri più problematici riguarda la frattura del collo del femore: in un caso su nove si arriva al decesso entro un mese dall’intervento, una percentuale (11,2%) che è il doppio della media nazionale e tre volte quel che accade a Pistoia. Colpa del fatto che qui da noi magari ci sono più anziani? In realtà, questa è una percentuale “aggiustata” secondo criteri scientifici che valutano il “peso”, ad esempio, di anziani, diabetici, cardiopatici e via dicendo. Proprio in questa graduatoria riveduta e corretta, in tutta Italia solo 27 realtà ospedaliere (su oltre 400 fotografate) sono più giù di noi.

Anche per quanto riguarda gli interventi chirurgici per tumore al colon la mortalità nei 30 giorni post-operazione è a Livorno quasi il doppio dello standard italiano: sempre ssecondo questo calcolo “ponderato” l’ospedale livornese è all’8,2% mentre la media del nostro Paese si attesta attorno al 4,4% (e nel presidio della Piana di Lucca è la metà della metà).

L’ospedale della nostra città se la cava peggio della media nazionale anche sul fronte dello scompenso cardiaco congestizio: il parametro dei decessi entro un mese arriva a 13,3%, due volte e mezzo in più che in Versilia; sempre entro 30 giorni, i ricoveri-bis arrivano al 19%, quasi cinque punti in più della media italiana.

Non è molto differente la musica se parliamo di ictus: non ce la fa a sopravvivere (entro 30 giorni) più di uno su otto. Siamo sotto lo standard nazionale: sia Livorno (13,24%) che Cecina (13,49%) e Piombino (13,71%).

Occhio però che in questa griglia dettagliatissima c’è anche qualche classifica in cui siamo più “bravi” dello standard di base del nostro Paese. Per dirne una: nella mortalità nei 30 giorni dopo un infarto miocardico acuto è al 7,8%, meglio della media nazionale (d’un soffio sopra la soglia di 10) e assai meglio di Pisa (11,6%). Per carità, niente record, in Italia ci sono altri 137 ospedali che fanno meglio. Eccoci grossomodo a metà della classifica nazionale anche per la mortalità entro un mese dall’angioplastica (Ptca) dopo un infarto. E siamo fra i più virtuosi in Toscana in fatto di riparazione di aneurisma non rotto dell’aorta addominale: quanto basta per metterci in Italia al 28° posto (su 89). Idem per l’artroscopia del ginocchio: i dati raccontano che è indispensabile rimetterci le mani entro sei mesi solo in un caso su 151, invece in campo nazionale accade in un caso su 70 (e a Massa in uno su 28).

Le griglie dell’Agenas presentano una infinità di parametri: non solo il 2012, non solo la Toscana, non solo quel poco che abbiamo indicato in dettaglio. L’indice di rischio “aggiustato” ce la mette tutta per correggere l’effetto che sulle statistiche possono avere una popolazione particolarmente anziana o malata: difficile però che riesca a ponderare la complessità delle situazioni, resta però il miglior metro per mettere a confronto la produttività “sociale” delle strutture sanitarie.

Proprio dati come questi vengono ritenuti da chi vuole la costruzione del nuovo ospedale (fra l’Apparizione e Montenero) come la riprova dell’esigenza di dotare di nuove strutture la sanità livornese per garantire qualità di intervento.

Al tempo stesso, valgono anche per il fronte del no: ad esempio, il Tribunale dei diritti del malato teme che la realizzazione del nuovo ospedale possa tradursi in un boomerang perché la fame di fondi per costruirlo sarà un’idrovora che prosciuga gli stanziamenti per i servizi territoriali. «L’ospedale – spiega il coordinatore Filippo La Marca – serve per la fase acuta e dà risposta a qualche centinaio di malati, ma Livorno ha 160mila abitanti e quasi 13mila hanno più di ottant’anni. La priorità è adesso evitare di sguarnire i servizi sul territorio: altrimenti sarà costretta ad arrangiarsi tutta la sterminata fascia delle patologie degenerative, e solo chi ha i soldi potrà curarsi».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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