La manifestazione
Modì, le false teste tornano in consiglio
La mostra aprirà entro la prossima primavera a Villa Trossi Uberti: in commissione tante critiche su spese e location
LIVORNO. A trent’anni da quella burla che fece il giro del mondo, le false teste di Modì torneranno sui banchi del consiglio comunale. Il clima non sarà quello del 1984, quando il sindaco Alì Nannipieri mise in piedi una commissione di inchiesta per sciogliere nodi e imbarazzi. Ma ci sarà comunque da vederne delle belle. Perché quei falsi illustri scolpiti da un portuale e quattro studenti dividono ancora. Lo ha dimostrato la commissione presieduta da Dinora Mambrini (Pd) che ieri ha discusso la proposta dell’assessore Mario Tredici di riunire per la prima volta le tre teste in una «mostra permanente sperimentale».
Più di una proposta: la giunta ha stanziato 25mila euro recuperati dall’avanzo di bilancio. Si aggiungono 20mila euro che saranno trattenuti dalle entrate della tassa di soggiorno del 2014 e che, spiega Tredici, l’Osservatorio turistico di destinazione, che riunisce gli operatori del settore (dagli albergatori ai commercianti) «a maggio ha deciso di destinare all’operazione, vista come una opportunità turistica».
In tutto fanno 45mila euro per allestire la mostra a villa Trossi Uberti, a Ardenza. L’inaugurazione è prevista entro primavera. «Le teste – riferisce Tredici – resteranno lì per un anno, poi la prossima giunta tirerà le somme e valuterà se collocarle in Fortezza Vecchia o altrove».
«Quello che è successo trent’anni fa – chiosa – è morto e sepolto, non c'è intenzione di rimettersi a scavare. Una cosa è evidente: i critici presero una enorme cantonata. Nessun consigliere, ortopedico o giornalista - dice lui che al tempo seguì tutto con la macchina da scrivere – avrebbe potuto sapere. Ora guardiamo l'operazione sotto un altro profilo: di attrazione turistica e di connotazione culturale», intendendo con questo termine «l'inserimento in un dibattito sul rapporto tra vero e falso nel mondo dell’arte».
Quelle parole su «ciò che è sepolto» fanno schizzare sulla sedia l’ex sindaco Gianfranco Lamberti, che alla fine propone insieme a Terreni (Pd), Bartimmo (Prc), Del Lucchese (Idv), Giannini (Sel) di discutere la nuova operazione-Modì in conferenza dei capigruppo e quindi in consiglio. Lamberti ne fa quasi una questione di memoria: «Non si può seppellire niente e nessuno...». E con in mano i verbali di allora ricorda di quando, appresa la notizia del ritrovamento della seconda testa, il vicesindaco Salvatore Tanda, per niente convinto, disse: «Roba da gattate nel muso...». Rispetto a quell’estate calda del 1984 Lamberti parla di una «pagina umiliante», e rivendica che «Livorno è un'altra cosa, non è città di burloni, un po' coglioni e un po' furbi: è la città che un minuto dopo la beffa, su richiesta del sindaco Nannipieri, fece fare una commissione di inchiesta». Insomma, niente veto sulla mostra, ma «mettiamo in piedi qualcosa che sia rispettoso dell'identità della città».
In commissione emergono punti di vista diversi sul 1984 e sul futuro delle teste. Salvatore Capuozzo (Udc) arriva addirittura a chiedere la «sospensione dell’operazione» in attesa di un «progetto più ampio che non ridicolizzi la città: non vorrei che l’arte a Livorno diventasse tutta una burla». Ma su due punti ci sono dubbi comuni che, in piena campagna elettorale per tutti, spaccano anche il Pd: le risorse e la scelta di villa Trossi Uberti. Arianna Terreni, consigliera Pd che lavora allo sportello turistico di piazza Grande, si dice «contrarissima»: «Villa Trossi Uberti è lontana dal centro e dai turisti. Non buttiamo via ora migliaia di euro e lavoriamo per metterle nelle Fortezze. I soldi sono sempre meno, l’offerta turistica non si costruisce con l’approssimazione». Non la pensa così il suo capogruppo, Paolo Fenzi, in linea col percorso tracciato dalla giunta. Sulle Fortezze punta anche Lorenzo Del Lucchese (Idv), comunque favorevole all’installazione. Tiziana Bartimmo (Prc) sottolinea che «si poteva scegliere una collocazione migliore» e chiede che «chi ha parlato di interessi si spieghi meglio».
Bruno Tamburini (Pdl) ha infatti messo sul tavolo una lettera della critica Francesca Cagianelli che «parla di circuiti che hanno in proprietà opere di Froglia e lascia intendere che ci siano interessi commerciali legati all’iniziativa». «Mi chiede se propongo questo percorso a cui lavoro da tre anni – controbatte Tredici – per vendere quadri di Froglia? Certe insinuazioni non meritano risposta». Resta il nodo della collocazione. Massimo Ciacchini (Pdl) sostiene che sia «giusto non esporre le teste al museo, che deve restare il simbolo delle eccellenze che abbiamo». Di tutt'altro avviso Lamberto Giannini. Il vendoliano dice sì alla mostra permanente: «È una vita che mi chiedo perché le teste non vengono esposte, la città non si deve vergognare, anzi». Ma «non mi convincono l'investimento e la scelta della Fondazione Trossi Uberti, che ha anche aumentato le rette. Perché non pensare a un'ipotesi di rilancio del museo Fattori? Non riesco a capire che target ha e perché va così male: è poco accogliente». Tredici risponde che «le teste non sono opere d’arte», anche se «hanno a che fare con l’arte, ne sono state un inciampo», e «non possono essere esposte in un museo». Per la location «abbiamo valutato altre strade (circoscrizione 2, Gran Guardia, Cisternino) ma presentano problemi tecnici o costi proibitivi». Per la Fortezza Vecchia «aspettiamo il passaggio a Comune e Regione». Tredici difende la sua scelta: «Villa Trossi Uberti è già attrezzata e nella Fondazione ci sono persone competenti». E dice che quei 45mila finiti sotto i riflettori della commissione euro serviranno a confezionare il pacchetto (con pannelli e quant’altro) e per tenere aperta la struttura.
A margine della commissione, però, trapela che per la mostra l’Associazione lavoratori comunali aveva messo a disposizione, gratis, la Bottega del Caffè. Tredici non smentisce: «Ho detto no, la faremo noi ad Ardenza mare ...»
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