Il Tirreno

Livorno

TRAgedia sul viale carducci

di Federico Lazzotti
TRAgedia sul viale carducci

LIVORNO. Quando l’ambulanza è arrivata sul viale Carducci per soccorrerlo è riuscito ancora a riconoscere l’ex collega. «Nonostante il brutto incidente era cosciente e mi ha parlato», racconta...

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LIVORNO. Quando l’ambulanza è arrivata sul viale Carducci per soccorrerlo è riuscito ancora a riconoscere l’ex collega. «Nonostante il brutto incidente era cosciente e mi ha parlato», racconta Francesco Genovesi, responsabile del pronto intervento.

Poi, però, il quadro clinico di David Bedarida, ex primario di psichiatria dell’Asl 6 e ora impegnato nel volontariato, si è aggravato. Troppo violento l’impatto con l’auto che intorno alle 11,15 lo ha travolto sul controviale, all’altezza dell’ingresso del Parterre. «C’era un camioncino parcheggiato lungo il marciapiede che mi copriva la visuale - avrebbe detto la conducente sotto choc - e non ho visto quell’uomo quando è sbucato in strada».

Dopo l’impatto il medico è finito prima addosso al parabrezza dell’auto e poi è caduto a terra. «Aveva fratture su tutto il corpo, a cominciare dal bacino e le vertebre», racconta chi lo ha visitato.

Ecco perché appena l’anziano è arrivato in pronto soccorso è stato deciso di operarlo. Ma l’intervento non è mai finito: l’ex primario, sposato e padre di due figli, è deceduto per un arresto cardio circolatorio intorno alle 13.

Adesso sarà l’inchiesta della polizia municipale a chiarire l’esatta dinamica dell’incidente. A cominciare dal punto esatto nel quale è avvenuto l’impatto. Sul controviale Carducci, infatti, c’è un attraversamento pedonale, ma non è chiaro se il settantasetteenne fosse sulle strisce oppure a quale distanza da queste volesse raggiungere il marciapiede opposto.

Questa mattina il fascicolo arriverà sul tavolo del pubblico ministero Luca Masini che a quel punto deciderà se effettuare l’autopsia oppure riconsegnare subito la salma alla famiglia per i funerali che si svolgeranno domani al cimitero ebraico.

Da ieri la comunità ebraica, di cui Bedarida faceva parte, è in lutto. Racconta il vice presidente Guido Servi. «Quando l’ho saputo non riuscivo a crederci. David è il fratello di Gabriele e Daniele. Si tratta di una persona tranquilla e schiva. Da quando era andato in pensione, vista la sua specializzazione nel campo della psicologia, si era messo a disposizione della commissione per il sociale all’interno della comunità per aiutare le persone che avevano dei problemi».

Come racconta Nicola Artico, oggi responsabile facente funzione di psicologia all’Asl 6, nel suo ricordo che pubblichiamo qui sotto «Bedarida faceva parte di quella tradizione ebraica nel Nocento ha rivoluzionato la psichiatria da Freud fino ai giorni nostri».

La laurea all’università di Pisa dopo essere stato perseguitato durante la seconda guerra mondiale tanto da costringere lui e la sua famiglia all’esilio in provincia di Lucca.

Poi la lunga trafila all’interno della sanità pubblica. «Era stato il responsabile del reparto quando si chiamava solo l’ottavo e i matti nessuno li voleva», racconta chi dentro l’ospedale ha memoria.

Bedarida con quel carattere pacato, da osservatore con una cultura che andava al di là delle conoscenze mediche e che per esperienza conosceva la sofferenza, a quei corridoi riuscì a dare un’anima.

Poi arrivò la promozione come primario di psicologia diviso tra gli ospedali di Piombino e Portoferraio prima di andare in pensione senza però fermarsi: né sul lavoro né tantomeno nella vita privata. Per rendersene conto basta guardare la sua pagina Facebook. Ci sono le foto dei viaggi in Israele, gli articoli che denunciano le torture sugli ostaggi in guerra. Ma anche una canzone di Renzo Arbore e un’altra di Elvis Presley.

L’ultima foto nella quale è stato taggato da un amico ci sono tre aquiloni che volano al tramonto che sembrano il presagio di una partenza. Shalom David.

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