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Livorno

La nuova fiducia a Letta disorienta i partiti locali

La nuova fiducia a Letta disorienta i partiti locali

Barabino (Pdl) soddisfatto della virata di Berlusconi: «È per il bene del Paese» Ma per ora la presentazione dei nuovi gruppi di Forza Italia è congelata

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LIVORNO. «Sono soddisfatto della virata di Berlusconi: noi non stiamo volentieri col Pd e il Pd non sta bene con noi, ma auspicavo che il governo potesse andare avanti per fare le riforme, dare stabilità al Paese, pensare al lavoro. È questo che chiede la gente...». Paolo Barabino guida il coordinamento livornese di un partito, il Pdl, che da ieri naviga nel caos. I punti fermi della lunga giornata politica di ieri sono che Berlusconi ha votato a sorpresa la fiducia al governo Letta (che resta in piedi) e che il partito è comunque a brandelli. Nasceranno gruppi divisi in Parlamento? Il Pdl si dividerà? Il falchi la faranno pagare alle colombe? Per ora il centrodestra naviga a vista. Con una preoccupazione in più sui territori, dove in primavera si eleggeranno i sindaci.

Letta ok, ma... A Livorno sulla «necessità di lasciar lavorare Letta» sono d’accordo in parecchi. «Il governo delle larghe intese – dice Marcella Amadio, numero due del coordinamento – non mi ha mai entusiasmata per l’anonima alleanza col Pd, però è nato per dare una risposta alla grave crisi del Paese ed è giusto che vada avanti. Fortunatamente ha prevalso l'area del buon senso». Ma su cosa accadrà dopo, a Roma come a Livorno, regna la confusione e si intravedono già posizioni diverse.

Tra Silvio e Altero. «Se il Pdl si scinde resto con Berlusconi, felice di appartenere di nuovo a Forza Italia», dice senza mezzi termini il Gionata Giubbilei, che fa parte di quel gruppo che in Comune si è già fatto cambiare il nome, da Pdl a Forza Italia. Su un’altra strada Bruno Tamburini: «Immagino che ci saranno un Pdl e una Forza Italia. Io da quarant’anni seguo Altero (Matteoli, ndr) e continuerò a farlo». Il capogruppo parla di situazione «fluida, difficile da valutare». E getta un occhio preoccupato verso le amministrative: «Se non si decideranno alla svelta sarà un problema. Entro un mese ci sia almeno una struttura, o si fa come quelli che si alzano la mattina e si chiamano come vogliono…». Frecciata a Giubbilei, Taradash e Palmerini...

Tutti dentro Fi. Anzi no. A proposito di gruppi: lunedì scorso Barabino aveva messo in calendario una conferenza stampa per presentare la nuova Forza Italia insieme ai consiglieri comunali. Ma è saltato tutto e ora il coordinatore non nasconde gli imbarazzi. Perché in attesa di indicazioni dall’alto, nessuno sa cosa fare. «Ho sempre auspicato che il partito restasse unito – spiega – sono un bipolarista convinto: francamente non capisco la spaccatura dei gruppi in Parlamento nel momento in cui il presidente decide per una linea di ragionevolezza». E le amministrative? «Dobbiamo stare il più possibile uniti, pensare a un contenitore ampio con forze e movimenti che vogliono discontinuità e insieme trovare un candidato».

Primarie sì, primarie no. Intanto il vice Massimo Malanima accenna al possibile partito popolare di Formigoni e si lascia scappare che dopo il caos romano «a livello toscano potrebbe esserci il ridimensionamento di alcuni personaggi: il Pdl sarà destinato a darsi una struttura, serviranno primarie o qualcosa di simile che dia voce agli iscritti». Primarie di cui lo stesso Barabino dice, invece, di «non sentire l’esigenza: un partito forte deve saper scegliere la sua classe dirigente».

«Che imbarazzo...». Mentre nel Pdl cercano le parole giuste per nascondere le difficoltà, il consigliere provinciale Alessandro Corsinovi è un fiume in piena: «Una cosa è la separazione dei gruppi parlamentari, un'altra, tutta da verificare, sono le opinioni nel partito. Mi sembra che il caldo di settembre abbia dato alla testa a qualcuno che si dimentica che ci sono un milione e mezzo di iscritti che aspettano di dire la loro. I nominati fanno e disfanno a loro piacimento. Non ci sono più luoghi dove discutere, gli organi dirigenti non si riuniscono. Siamo in una fase di clamorosa incertezza». «Si sono inventati, da soli, la nuova Forza Italia – si arrabbia – non sappiamo più se siamo carne o pesce. Io sono stato tra i primi fondatori del Pdl a Livorno: sono doppiamente imbarazzato a verificare che qui abbiamo fatto un congresso per eleggere il coordinatore e a Roma ci dicono che il Pdl non esiste più. Non entrerò nel partito dei falchi, dei vari Sallusti e Santanchè. Qui c'è Barabino che è il segretario del Pdl, tutto il resto non ha legittimità: per ora teniamoci il Pdl e i gruppi restino uniti».

«Per il Pd? Vaso di Pandora». Se il Pdl è sull’orlo della scissione, il Pd, come dice Corsinovi, «dovrà aprire il vaso di Pandora», perché mentre andrà a congresso dovrà misurarsi con un governo misto che non è caduto come in molti speravano. Così Pdl e Pd rischiano di arrivare alle amministrative mentre ancora discutono di cosa sono. «Se non ritroviamo subito coerenza e credibilità – è schietto Corsinovi – non saremo più i due principali partiti. Il primo sarà l'astensionismo. E non dimentichiamo il voto di protesta dato in città a Grillo alle politiche e il dilagare di liste civiche tematiche».

In via Donnini. Lunedì il segretario della federazione Pd, Samuele Lippi, aveva presentato all’assemblea un documento contro il governo Letta che alla fine non ha unito gli iscritti e non è stato messo ai voti. «Io resto critico, non mi sposto di un centimetro», dice Lippi dopo la fiducia. Ma quel documento non tornerà sul tavolo della Federazione. «La vera novità – interviene invece il coordinatore comunale Yari De Filicaia – è che ora chi si candida al congresso si candida per fare il segretario e non il premier, visto che c’è da aspettarsi che Letta governi almeno fino al 2015». «Se qualcuno pensa – dice ai suoi – che la giornata di ieri sia da circoscrivere a un pezzo della politica sbaglia: il Pdl si è diviso, ma ci saranno effetti su tutti. Per me è indubbio che serva un governo, ci sono scadenze vicine da rispettare: dalla legge di stabilità al rifinanziamento della cassa integrazione. Detto questo è chiaro che a Livorno non si parlerà mai di larghe intese...».

Sel mugugna. Chissà quali saranno, però, le intese. O meglio alleanze. Andrea Ghilarducci (Sel) mette già le mani avanti: «Il passaggio in Parlamento non ha segnato una fase di cambiamento rispetto al governo Pd-Pdl, ma di continuità. Non possiamo non tenerne di conto. Ne parleremo al nostro congresso, che a Livorno sarà tra novembre e dicembre. Inutile prendersi in giro: ieri è nato grande centro di cui il Pd fa parte...».

Juna Goti

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di Redazione web