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Il ristoratore: «Abbattere i costi è il vero obiettivo da raggiungere»

di Ludovica Monarca
Il ristoratore: «Abbattere i costi è il vero obiettivo da raggiungere»

LIVORNO. Pesce sfilettato già pronto per le tavole, filiera corta, e vendita diretta dalla banchina al consumatore per portare i pescherecci toscani in acque sicure. E poi valorizzazione della...

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LIVORNO. Pesce sfilettato già pronto per le tavole, filiera corta, e vendita diretta dalla banchina al consumatore per portare i pescherecci toscani in acque sicure. E poi valorizzazione della tracciabilità e potenziamento congiunto del brand Made in Tuscany (e quindi anche Made in Italy), aggressione ai costi di produzione e alla burocrazia (per capirsi: servono 113 atti amministrativi per varare una nuova barca, e 57 per avviare un impianto di acquacoltura).

I pescherecci toscani sono pronti a tornare al centro della filiera e non più a subirla, come è accaduto fino ad oggi. A riportarli ai timoni di comando il progetto per una filiera corta tutta italiana promosso da Coldiretti e Campagna Amica attraverso la rete di vendita diretta nazionale dove è già possibile, anche in Toscana, acquistare il pesce appena pescato al 100% del Mar Tirreno. A fianco di zucchine e cavoli, olio e vino, ora ai mercati di Campagna Amica sarà possibile trovare triglie, scampi, gamberoni, polpi, seppie e tutto il pesce di stagione. Anche in vaschetta e già pulito.

La prima rete a filiera corta della Toscana, promossa da Impresa Pesca Coldiretti è stata presentata ieri in occasione del primo BtoB - Business To Business - al Mercato Ittico. L’incontro che rientrava all'interno delle attività del Programma Nazionale Triennale della Pesca e dell'Acquacultura del Ministero delle politiche agricole alimentari eforestali, aveva l’obiettivo di costruire nuovi rapporti commerciali tra i pescatori e tutti quegli essenziali anelli della filiera che portano il pesce sulle nostre tavole: distributori, commercianti, negozianti, ristoratori, gruppi solidali d'acquisto fino ai rappresentanti della rete di Campagna Amica. A presentare la campagna e coordinare l’incontro l’assessore all’agricoltura della Provincia di Livorno Paolo Pacini, Simone Ferri Graziani (presidente Coldiretti Livorno), Tonino Giardini (responsabile nazionale di Coldiretti Impresa Pesca) e Maurizio Del Chiaro (referente Impresa pesca Toscana).

«Ridurre la filiera vuol dire portare interesse a chi vende e a chi compra – ha detto l’assessore Pacini – Sono molto oroglioso di questo progretto e credo davvero che sia necessario un processo di cambiamento e semplificazione anche della burocrazia».

«Come abbiamo fatto con l’agricoltura – ha affermato il direttore di Coldiretti Livorno Ferri Graziani – riporteremo al centro della pesca il valore della territorialità, della qualità e della stagionalità. Il settore primario è dove cresce l’Italia».

Numerose le cooperative di pescatori e i ristoratori presenti da tutta la Toscana (ma non solo) che hanno condiviso esperienze, dubbi, problemi e promosso l’iniziativa a pieni voti. L’obiettivo? Portare su i piatti delle famiglie più pesce italiano. Una sorta di rivincita della triglia, del pesce povero, spesso sconosciuto e poco usato, anche dai ristoratori perché troppo difficile da lavorare. «Per questo – ha spiegato Graziani – promuoveremo anche la trasformazione del pesce, in modo da essere anche più accessibile alle famiglie». Famiglie italiane che nell’ultimo anno hanno rinunciato ad acquistare pesce fresco nonostante i prezzi al consumo siano rimasti pressoché stabili (-6,3%). L'altro dato preoccupante è quello legato alle importazioni di pesce che in Toscana ha raggiunto il 75%, in pratica, due terzi del pesce che consumiamo quotidianamente, tre piatti su quattro per usare un'altra efficace immagine, non è italiano.

Un fenomeno che Impresa Pesca sta provando ad invertire anche grazie al “BetoBe” e che lancia proprio nel giorno dello stop alla pesca nel Mar Tirreno a causa del fermo biologico. Fermo criticato da Impresa Pesca che propone un modello di gestione della pesca aperta tutto l’anno ma aree di salvaguardia ben definite e delineate attraverso dati e censimenti di carattere scientifico. Non si parlerà più nemmeno di “fermo biologico”, terminologia che non è mai piaciuta ai pescatori, ma di “riposo biologico”. «Questo è un modello di sviluppo attuabile in Toscana – spiega Maurizio Del Chiaro, Coordinatore Regionale Impresa Pesca – che consente da un lato la pesca tutto l’anno alle imbarcazioni evitando interruzioni, dall’altro di tutelare gli stock ittici nelle aree di riproduzione. Il fermo pesca, così come ci è stato imposto, non è la soluzione giusta».

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