Il Tirreno

Livorno

Neanche su Berlusconi il Pd trova l’unità

di Giorgio Carlini
Neanche su Berlusconi il Pd trova l’unità

Lunga assemblea con decine di interventi: alla fine Lippi rinvia il voto sul proprio documento

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LIVORNO. Parlare di un "nulla di fatto" sarebbe (forse) un giudizio troppo severo, per un dibattito che ha contato decine di interventi e che si è prolungato per quasi tre ore. Così come sarebbe esagerato definire l'esito della discussione una "bocciatura" della proposta di Samuele Lippi. Sta di fatto che il documento proposto l’altra sera dal segretario territoriale all'assemblea del Pd livornese è stato "stoppato" dalla platea della Circoscrizione 1. E la sua probabile approvazione è stata rimandata alla prossima settimana.

Un documento all'apparenza tranquillo, che fotografava il preoccupante scenario politico nazionale e che proponeva una serie di prerogative che il Pd locale avrebbe voluto indicare al Paese, prima dei cruciali sviluppi previsti a Roma. Sebbene tutti i presenti (in un auditorium gremito) si fossero dichiarati concordi sulle finalità e sul senso della lettera, alla fine è mancato il sì ufficiale.

Al termine dell'assemblea il segretario del Pd ha provato a guardare il bicchiere mezzo pieno: «Abbiamo assistito a un dibattito interessante, con posizioni anche diverse tra loro. I contenuti della proposta restano una mia personale posizione. Nessuna volontà di imporre niente a nessuno, anche se con tutta probabilità, dopo qualche piccola modifica, il documento sarà approvato lunedì prossimo».

Nelle righe messe nero su bianco, Lippi descriveva come «irresponsabili» gli atti di Berlusconi, constatava che «per buona parte del Pdl l'interesse di un uomo è superiore a quello di un intero Paese» e sottolineava un «atteggiamento irresponsabile della destra italiana, nonostante i numerosi inviti alla ragionevolezza». Fin qui, tutti d'accordo. Il nodo arrivava davanti alle parole successive: «Pur riconoscendo il senso di responsabilità dimostrato dal presidente Enrico Letta, crediamo che il governo delle larghe intese sia diventato insostenibile». Con quella lettera il Pd avrebbe perciò auspicato un governo di scopo che si occupasse di patto di stabilità, Imu, Iva, cassa integrazione e nuova legge elettorale, per poi tornare al voto.

Quello che, nelle intenzioni del segretario, doveva essere un documento largamente condiviso, ha incontrato invece diffuse perplessità. Le posizioni del pubblico in sala (sono intervenuti, tra gli altri, il segretario comunale De Filicaia, il senatore Filippi, il presidente della Provincia Kutufà, l'assessore regionale Simoncini e il sindaco Cosimi) hanno rivelato sensibilità diverse: secondo alcuni, il passaggio sulla fine delle larghe intese era «scontato e intempestivo», mentre per altri era addirittura un «passo troppo in avanti», e avrebbe dato l'impressione che a decretare il colpo di grazia al governo fosse il Pd, piuttosto che Berlusconi.

Al termine del lungo confronto la "patata bollente" è tornata nelle mani di Lippi, apparso un po' sorpreso. Il segretario territoriale ha chiesto alla platea di esprimersi in via preliminare sull'approvazione o meno del documento (i favorevoli sarebbero stati superiori ad astenuti e contrari), decidendo in seguito di esaminare le piccole modifiche suggerite, così da raggiungere un più ampio livello di condivisione.

Ma a quel punto la mezzanotte era già passata e si è deciso di rimandare la discussione e la votazione all'incontro della prossima settimana.

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