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Livorno

Cure palliative a rischio chiusura

Cure palliative a rischio chiusura

L’associazione dei volontari ha il bilancio in rosso e vede diminuire i contributi di Asl e dei privati: istituzioni sorde

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LIVORNO. Lo dicono a mezza voce e quasi con pudore, ma alla fine quelli dell’associazione delle Cure palliative pronunciano la frase che potrebbe segnare il punto di non ritorno: «È chiaro che , se continua così, diamo le chiavi all’Asl e noi chiudiamo. Non acceteremo mai di abbassare la qualità del servizio sotto una certa soglia». Sono parole di Francesca Luschi, presidente dell’associazione che da dieci anni assicura un servizio fatto d’umanità e scienza medica ai malati terminali.

La svolta avviene all’indomani del convegno che ha segnato il decennale della fondazione di questo servizio di volontari e mentre mancano pochi giorni dall’incontro con i responsabili amministrativi dell’Asl che devono rinnovare la convenzione.

Questione di soldi. Nel complesso il servizio costa circa ottocentomila euro. L’Asl metteva in sul piatto trecentomila euro due anni fa, 225 nel 2012-2013 e quest’anno ha intenzione di tagliare altri 25mila euro.

Fino ad oggi i sessanta volontari dell’associazione cure palliative hanno girato come trottole per sollecitare contributi dai privati e molto soldi sono arrivati, soprattutto negli anni passati. L’apice della generosità fu raggiunto col film “La bella vita” di Paolo Virzì, una storia che vedeva le Cure Palliative di Livorno irrompere nella trama del racconto. Pochi mesi dopo l’uscita della pellicola, lo stesso Paolo Virzì e la moglie Micaela Ramazzotti si sono prestati come testimonial dello spot natalizio che invitava a donare a favore dell’associazione.

«La città continua a sostenerci - spiega Francesca Luschi - anche quest’anno sono arrivati circa 120mila euro da singoli cittadini che si sommano agli oltre centomila versati da aziende che operano nel porto». Contributi integrati con i ricavi di iniziative varie - dalle cene alla vendita di un romanzo di Vivaldi - che si susseguono lungo tutto l’anno.

I conti, però, non tornano. Per la prima volta l’associazione chiuderà il bilancio in rosso : meno 80mila euro quest’anno. La previsione per il prossimo bilancio è ancora peggiore. La crisi economica e il calo dei contributi dell’Asl sembrano avere una strada senza freni con prospettive tutt’altro che fauste.

Ma la cosa che più brucia ai volontari è il silenzio da parte degli interlocutori istituizionali.

Al convegno per il decennale i manager dell’Asl hanno brillato per l’assenza, nessuno s’è presentato né ha fatto sentire le proprie parole. Un segnale che trova conferme anche su altri fronti e che ha fatto crescere l’allarme.

Non è un mistero che tra Asl e associazione cure palliative ci sia sempre stata una collaborazione basata su una pace armata, più che su una convinta sinergia. Il vecchio direttore Massimo Scura non li sopportava; Monica calamai ancor meno; l’attuale, Eugenio Porfido, nessuno l’ha mai visto. Ma questo non è solo un problema dell’associazione cure palliative: il nuovo direttore generale ha scelto una politica di bassissimo profilo adeguandosi alla percezione dei servizi sanitari da parte dei livornesi.

Umberto Vivaldi, una delle anime dell’associazione, non ha peli sulla lingua: tempo addietro l’associazione era considerata tra le migliori d’Italia. Oggi la barca è in brutte acque. I nostri volontari sono sempre più attivi ma non basta».

I numeri indicano un quadro in rapido deterioramento: fino all’anno scorso l’associazione aveva 7 medici, oggi sono diventati tre. «Impossibile assistere giornalmente i malati a domicilio», commenta Vivaldi.

Gli infermieri sono sei e gli Os quattro che collaborano con due psicologi, un fisioterapista e un musicoterapista. «È molto probabile - annuncia la presidente Francesca Luschi - che si debba fare presto nuovi tagli del personale».

In mancanza di spiegazioni e di un confronto con i vertici Asl non resta che cercare spiegazioni nel tam tam dell’ospedale. La legge prevede che il servzio sanitario si doti di cure palliative come funzione propria. Dice anche che sono previste forme di collaborazioni con le associazioni. A Livorno sembra che si voglia andare verso una graduale estromissione dei volontari.

Andrea Lazzeri

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