Il Tirreno

Livorno

«Coca al ristorante», assolto il titolare

di Federico Lazzotti
«Coca al ristorante», assolto il titolare

Alberto Lenzi, proprietario di Sorsi e Morsi, era anche accusato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina

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LIVORNO. Quando il giudice Gioacchino Trovato lo ha assolto dall’accusa di spaccio perché «il fatto non sussiste», Alberto Lenzi, 45 anni, proprietario del ristorante “Sorsi&Morsi”, è uscito dall’aula al primo piano del tribunale e ha pianto. Dopodiché ha preso il cellulare e ha chiamato la madre Laura per darle la buona notizia.

«Ho passato dei mesi di inferno - racconta - sono stato additato come membro di uno dei giri di spaccio più grandi della città. A causa di questa indagine il mio lavoro è stato rovinato, ho perso anche la mia compagna per questa storia. Il momento peggiore? Quando ho saputo di essere coinvolto nell’inchiesta. Ecco perché ringrazio il mio legale di avermi tirato fuori da questa situazione nel migliore dei modi».

A mettere nei guai il ristoratore un’intercettazione ambientale registrata dalla guardia di Finanza e l’assunzione nel suo locale, nel marzo 2012, come apprendista, di Deivi Duma, 24 anni albanese, che ieri ha patteggiato 5 anni di reclusione per essere ritenuto «al vertice di un sistema di spaccio di cocaina tra Milano e la Toscana».

Secondo il pubblico ministero Massimo Mannucci, Lenzi - si legge nel capo d’imputazione - «acquistava da Duma tre etti cocaina ogni dieci giorni per poi spacciarli». E l’assunzione nel suo locale era «un favore per garantirgli il permesso di soggiorno», tanto che il ristoratore si è dovuto difendere anche dall’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

«Appena è iniziata l’udienza - racconta l’avvocato Giuseppe Conti che ha difeso il commerciante - ho chiesto che Lenzi venisse interrogato per fargli spiegare la questione delle buste paga, anche perché la contestazione che riguardava il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina legata poi allo spaccio era una ulteriore aggravante».

Quello che l’avvocato ha provato a spiegare al giudice è che «le prove in mano all’accusa non c’erano». Anzi. «Il pubblico ministero - prosegue Conti - voleva rovesciare un principio costituzionale che riguarda la presunzione di innocenza: deve essere il magistrato a dimostrare le responsabilità dell’imputato e in questo caso erano scarsissime quelle a carico del mio cliente».

Quella di Lenzi era la posizione più delicata tra quelle che il giudice doveva valutare ieri. La maggior parte degli indagati, infatti, ha scelto la strada del patteggiamento, dunque c’era solo da ratificare l’accordo tra pubblico ministero e avvocati, mentre solo uno delle persone coinvolte ha scelto il rito ordinario.

Nonostante questo la camera di consiglio è durata quasi tre ore. Il giudice, dalle 10,30, è tornato in aula poco dopo le 13.

Alberto Lenzi è stato assolto dal reato di spaccio di sostanze stupefacenti, mentre il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina è stato derubricato a falso. Per questo reato Lenzi è stato condannato in abbreviato ad un anno e un mese di reclusione, la pena è stata sospesa.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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