La protesta
Circoscrizione occupata Indagati in venticinque
La Procura ha inviato l’avviso di conclusione indagine ai ragazzi dell’Ex Caserma «Ci prendono in giro, dicono che l’edificio è inagibile ma non è vero nulla»
LIVORNO. Dissero di «aver trasformato un giorno di scampagnate e sbornie in una occasione di lotta». Con questo slogan occuparono i locali dell’ex Circoscrizione 1 in via delle Sorgenti e dell’ex Cecupo di via degli Asili dove fino a pochi mesi prima aveva la sede l’associazione Spazio zero. Entrambi edifici di proprietà del Comune. Era il primo maggio, e da quel giorno una ventina di famiglie che per vari motivi avevano perso la casa, trovarono un tetto sotto al quale sistemarsi.
Nei giorni scorsi, a distanza di meno di quattro mesi, è arrivata la chiusura delle indagini da parte della Procura che per quelli episodi aveva aperto un’inchiesta. Il pubblico ministero Gianfranco Petralia ha indagato venticinque persone con l’accusa di occupazione abusiva aggravata, un reato punito con la reclusione fino a due anni, oppure con una multa fino a 1032 euro. E per il quale, nei mesi scorsi, c’è stata anche una proposta di legge che ne voleva inasprire la pene portandola fino a sei anni.
A raccontare dell’indagine e del suo esito, seppure parziale, sono gli stessi indagati, la maggior parte dei quali, per non dire tutti, appartenenti all’Ex Caserma del Fante. Molti di questi da ieri hanno allestito un sit-in davanti al Comune per sottolineare - recita lo striscione che hanno appeso - che «la casa è un diritto».
«Gli aspetti dell’inchiesta che ci stupiscono sono due. Il primo - spiegano - riguarda la contestazione della Procura perché di fatto sono state iscritte nel registro degli indagati non le persone che sono concretamente entrate all’interno dei due edifici ma quelli che sono rimasti fuori, sul marciapiede. La seconda- vanno avanti, deriva dal sopralluogo fatto quel giorno dai vigili del fuoco. Infatti il Comune quando decise di svuotare l’edificio di via degli Asili, dove aveva sede l’associazione Spazio Zero, disse che era per motivi di sicurezza, e in particolare perché la struttura era inagibile. Ecco i vigili del fuoco non hanno mai dichiarato l’inagibilità della struttura che invece ha sì dei problemi al tetto ma non tali da doverla chiudere».
La fine delle indagini annunciata dalla Procura è dunque il prelundio alla richiesta di rinvio a giudizio nei confronti di tutti o parte dei venticinque indagati.
«L’offerta di case popolari - dicono i diretti interessati - è fortemente ridotta, i locali per l'emergenza sono in pessime condizioni. Gli unici interventi, piuttosto che mirati a risolvere la questione-casa, sembrano interessati a alimentare il mercato privato». ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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