Il Tirreno

Livorno

Compravendite di case ora il crollo tira il freno

di Mauro Zucchelli

Da aprile a giugno il calo resta sotto il 6%, lo scorso anno nel primo semestre aveva superato il 25%. I piccoli proprietari Asppi: qualcosa sta cambiando

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LIVORNO. Proprio quando sembra che il mercato del mattone sia fermo e inchiodato, ecco che dall'ultimo report statistico dell'Osservatorio del mercato immobiliare salta fuori una "fotografia" che non sarà ancora in controtendenza ma rompe tante idee consolidate: nella prima metà di quest'anno le compravendite calano ancora sì ma la diminuzione risulta in netta frenata rispetto alla tendenza registrata dodici mesi prima.

E a Livorno città il rallentamento del crollo (meno 9,1%) è ancor più marcato rispetto a tutto il resto della provincia, isola comprese (meno 16,6%). Ben lontano dalle percentuali al di sopra del 25% riscontrabili nel giugno dello scorso anno. Anzi, se lo sguardo si limita all'ultimo trimestre sotto esame, ecco che l'arretramento si riduce ulteriormente: fra aprile e giugno la flessione resta sotto il 6%.

338 ACQUISTI IN 3 MESI

Non stiamo parlando di stime o di valutazioni econometriche di questo o quel centro studi: si tratta di cifre reali riguardanti le effettive compravendite registrate, e non è un caso visto che l'osservatorio è nato dalla costola dell'Agenzia delle Entrate. Da gennaio a giugno nella nostra città sono state effettuate 618 compravendite: 280 sono passate di mano nel primo trimestre (cioè 41 in meno rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente) mentre per altre 338 è accaduto nel secondo trimestre (21 in meno in confronto a dodici mesi prima).

GRASSI: CLIMA MUTATO

«È vero, anche la nostra esperienza sul campo conferma questo mutamento di clima», afferma l'architetto Sirio Grassi, presidente dell'Asppi, associazione che raggruppa la piccola proprietà immobiliare: «Beninteso, un mutamento ancora embrionale, non una ripresa e nemmeno una ripresina. Ma qualcosa è cambiato: basti dire che, tanto per fare un paio di nomi, so che Intesa e Mps ormai sono disponibili ad arrivare all'85% del valore dell'immobile. E come garanzia viene in genere accettato anche il reddito di un familiare che controfirma: insomma, i genitori pensionati che appoggiano con il loro avallo la pratica del figlio che ha chiesto un mutuo per metter su casa».

MUTUI KO FINO A MARZO

Ma è l’ultimissimo sprint degli ultimi mesi, perché in precedenza le banche tenevano ben stretti i cordoni della borsa. I dati di Tecnocasa sui mutui alle famiglie consumatrici raccontano che nel primo trimestre di quest’anno l’erogazione era scesa in picchiata: meno 33,1% rispetto a dodici mesi prima. Il dossier statistico di Banca d’Italia segnalana che da gennaio a fine marzo sono stati erogati mutui casa (a famiglie) per appena 33,3 milioni di euro in tutta la provincia: è la cifra più bassa dell’intera serie statistica. Figurarsi che nel primo trimestre ne erano stati erogati per oltre 103 milioni nel 2010 e per più di 136 l’anno precedente.

Inutile ripetere, dunque, che siamo distanti anni luce dagli standard degli anni prima della grande crisi che ha sconvolto l'economia internazionale: ad esempio, nei primi sei mesi del 2008 erano state vendute 902 abitazioni e negli anni precedenti, nello stesso arco di tempo, ne erano state cedute sempre ben più d'un migliaio (1.177 nel 2007, 1.457 nel 2006, 1.306 nel 2005, 1.387 nel 2004). Nel giro di pochi anni, insomma, si è più che dimezzato il giro delle compravendite immobiliari.

«PREZZI GIÙ DEL 20%»

«Non c’è solo un qualche spiraglio nella muraglia cinese che gli istituti di credito avevano alzato di fronte alle richieste di mutui, – aggiunge Grassi – si è anche abbassato il prezzo medio di un appartamento, anche nell’ordine del 20% e passa nell’ultimo anno. E questo riconduce alla portata di tante famiglie, magari con l’apporto delle garanzie dei genitori o di altri parenti, la possibilità di comprare un appartamento».

EFFETTO BOOMERANG

Ma c’è un “ma”. Riguarda l’effetto boomerang che il calo dei prezzi al borsino immobiliare rischia di avere sugli imprenditori nel settore edilizia. «Un cantiere di una quindicina di appartamenti si mette in moto con 250-300mila euro, – sottolinea l’esponente dell’associazione della piccola proprietà immobiliare – il resto viene coperto con lineae di credito che la banca concede a seconda dello stato di avanzamento dei lavori, poi prima di concludere l’impresario vende alcuni degli appartamenti per andare a ricoprire l’esposizione finanziaria. Solo che quelle garanzie erano a valore di mercato ma adesso la coperta è più corta e veder sparire un quarto o un quinto del valore inizialmente ipotizzato potrebbe mettere in difficoltà più di una impresa».

IDEA ANTI-CAPORETTO

Come se ne esce? Grassi immagina un contro-ingranaggio virtuoso: segnala che questi motivi spingono gli imprenditori a dirsi disponibili a affittare a canone concordato. «Vengono a chiederlo a noi associazione questo ruolo di mediazione, potrebbe essere lo spazio soprattutto di una strategia dei poteri pubblici. Ma, appunto, a patto che una strategia ci sia».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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