Gioco
Ma i diciassettenni hanno disertato lo show della scienza
Invece il laboratorio-gioco sugli insetti chiama tanti bambini a Villa Letizia in mezzo a computer, androidi e curiosità
LIVORNO. Matteo pensa che quel “coso” nel giardino di Villa Letizia sia un’astronave marziana, Anna resta incantata con il naso all’insù ad ascoltare una roba sugli insetti: hanno l’uno sette e l’altra cinque anni. Eppure sono arrivati alla “notte della ricerca”, la kermesse dei ricercatori che in realtà a Livorno tiene banco nel pomeriggio a Villa Letizia. È la prima volta ed è un debutto che infila Livorno in una sventagliata di città che ieri sono rimaste sveglie per lasciarsi incantare dalle nuove frontiere del sapere. Con tanto di appendice serale al museo provinciale di Villa Henderson (con visite guidate al museo e al planetario ma anche la computer music di Leonello Tarabella e Alessandro Baris)
Peccato che qui da noi, almeno nel programma pomeridiano di divulgazione di attività high tech, gli unici a non aver avuto curiosità di ficcare il naso sia stata la fascia degli studenti delle superiori, che forse potevano essere i destinatari primi. Frotte di bambini, un bel po’ di mamme, la solita tribù di pensionati e un po’ di colleghi, amici e via enumerando: una bella folla sì, con l’unica eccezione dei ragazzi in età 15-18 anni.
È vero che nel menu il labroratorio ludico-scientifico a cura di Itinera (“Scienziati per un giorno”) si occupava di canto e mimetismo degli insetti per incantare un pubblico esplicitamente indicato «fra 6 e 10 anni», ma nelle altre stanze di Villa Letizia erano presenti ricercatori dell’Università di Pisa, della Normale, del Sant’Anna, del Cnr, dell’Osservatorio gravitazionale europeo, della Wass, di FabLab e dell’Istituto nazionale di fisica nucleare. Tutti lì a darti una mano a zigzagare fra fisica delle particelle e nutraceutica, biologia e smart city, ingegneria subacquea e biorobotica.
Ad esempio, Face è un androide che spiazza ogni idea che vi siate fatti riguardo ai robot: il team di Daniele Mazzei, Nicole Lazzeri, Abofazi Zaraki, Michael Piertoni e Danilo De Rossi gli ha dato non solo il volto di donna ma anche la capacità di “capire” emozioni: sia atteggiando il proprio viso per esprimerle sia intercettandole sui volti altrui grazie alla capacità di “leggere” linguaggi non verbali.
Non è l’unica generazione di post-robot che hanno fatto la comparsa ieri a Villa Letizia: ecco i tentacoli che il centro hi-tech della Scuola superiore Sant’Anna allo Scoglio della Regina ha copiato dal polpo.
Quello portato dalla Wass – con l’ing. Alessandro Franzoni, amministratore delegato, e l’ing. Bruno Tevenè, responsabile di ricerca – è invece un veicolo subacqueo da altissime profondità. «Dalla produzione militare – spiega Franzoni – abbiamo un know how che ha un valido impiego nella subacquea per un progetto tutto livornese, il V-Fides, adatto a tenere gli occhi puntati su inquinamento, a fare esplorazioni di profondità, a predisporre sistemi di sorveglianza remota».
Il mare è al centro anche del PolyWec che porta la firma di un altro pool di ricercatori labronici, quello rappresentato dagli ingegneri Marco Fontana e Rocco Vertechy del laboratorio Percro-Sees, così come al mare guarda il progetto di barca “vulcanica” presentato dall’ingegner Leonardo Vanni a nome del polo scientifico Magona di Cecina. L’elenco sarebbe ancora lungo: accontentiamoci di citare le applicazioni laser studiate da Alberto Di Lieto e Mauro Tonelli: ma è un’eresia parlare di magia quando i raggi infrarossi diventano visibili grazie a un monocristallo non-lineare?
Non basta la rondine di una “notte (pomeridiana) della ricerca” per far sbocciare la primavera della diffusione della cultura scientifica a livello di massa. È però già un passetto in avanti: serve ai ricercatori a non starsene rinchiusi nei loro recinti, aiuta i cittadini ad avvicinarsi a un sapere del quale altrimenti rischierebbero di non sentire nemmeno l’odore.
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