Il Tirreno

Livorno

Falsifica la sentenza, avvocata a processo

di Lara Loreti
Falsifica la sentenza, avvocata a processo

È accusata di truffa e falso: avrebbe inventato un risarcimento di 150mila euro, ne voleva 4000 in contanti dal cliente

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LIVORNO. I quattromila euro della parcella li voleva in contanti. E poi quei timbri, apposti sulla sentenza, non convincevano fino in fondo il cliente. Eppure lei, la sua avvocata, lo aveva rassicurato sul fatto che tutto era andato per il verso giusto. Quella causa di risarcimento civile contro un’assicurazione si era conclusa bene, con un esito molto positivo per lui, tanto che il giudice aveva accordato un risarcimento di oltre 150mila euro. Tutto a posto dunque, secondo lei. Ma il campanello di allarme ormai era già suonato nella mente del cliente che ha deciso di fare una specie di “prova del 9”: è andato in tribunale a controllare ed è stato allora che ha scoperto che in realtà la sua causa era stata appena depositata in tribunale, quindi era impossibile che ci fosse stata già una sentenza.

È così che è finita nei guai un’avvocata del foro di Nola, Eva De Vivo, che per un periodo ha lavorato in città, appoggiandosi allo studio Bondi, che le ha dato per qualche mese ospitalità, anche se - come precisa lo stesso legale labronico - ognuno lavorava per conto proprio. De Vivo è accusata di truffa a falso in un processo che è scaturito da un’indagine dei carabinieri. Il cliente in questione, assistito dall’avvocato Marco Caradonna, oggi sarà ascoltato davanti al giudice. E la stessa sorte toccherà anche ad altri clienti.

La storia prende le mosse nel 2008. È allora che l’avvocata De Vivo si trasferisce in città per raggiungere il figlio che studia in Toscana. A Livorno entra in contatto con lo studio legale di via Del Fante di Luigi e Silvia Bondi (del tutto estranei ai fatti). La legale di Nola comincia a gestire i primi clienti ed è in quella fase che entra in contatto con un livornese che insieme alla sua compagna decide di farsi assistere da lei in una causa per risarcimento danni contro un’assicurazione. La somma chiesta è alta. E dopo qualche tempo la legale si mette in contatto con il suo cliente per dargli la bella notizia: il giudice s’è pronunciato a favore della sua richiesta e presto arriveranno 150mila euro. Addirittura la professionista gli consegna il documento del dispositivo della sentenza. Sopra c’è anche un timbro del tribunale che presto però si rivelerà non veritiero. In realtà si tratta di uno strumento che si trova negli uffici delle notifiche del tribunale e che è a disposizione degli avvocati per bollare documenti da allegare ai fascicoli. Ma questo il cliente non può saperlo. Ciò che invece risalta subito ai suoi occhi, pur inesperti nel settore giudiziario, è la richiesta particolare fatta dalla legale: 4mila euro di compenso, ma in contanti. Una somma non indifferente per essere consegnata cash. A quel punto il livornese decide di vederci più chiaro e va in tribunale. Poi si rivolge all’avvocato Bondi che gli dà conferma sulla non autenticità della sentenza. «Si vedeva subito che non era vera, presentava anche delle ingenuità per come era scritta», dice il legale livornese. In quel momento scatta la denuncia alle forze dell’ordine e l’inchiesta che si conclude con il rinvio a giudizio della donna, che tuttora esercita la professione a Nola, e quindi con il l’avvio del processo. Oggi è il giorno in cui in aula saranno ascoltate le testimonianze delle parti lese. Sarà il giudice, al termine del dibattimento, a stabilire se le accuse verso Eva De Vivo siano fondate o non.

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