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Addio ad Amedeo una vita da infermiere

Addio ad Amedeo una vita da infermiere

LIVORNO. Quando i familiari parlano di lui, nella loro mente prendono colore due immagini: la divisa bianca da infermiere che si muove con entusiasmo nei corridoi dell’ospedale e la figura di un...

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LIVORNO. Quando i familiari parlano di lui, nella loro mente prendono colore due immagini: la divisa bianca da infermiere che si muove con entusiasmo nei corridoi dell’ospedale e la figura di un nonno felice che accompagna i suoi quattro nipotini a scuola e a giocare. Questo era Amedeo Livigni. La malattia se l’è portato via in quattro mesi. Aveva 66 anni compiuti ad aprile.

S’è spento ieri mattina nella sua abitazione in via Passaponti 21 alla Bastia, dove viveva con la moglie Mariella Salvini e il figlio Giacomo. Nato a Napoli ma da sempre in città, Livigni s’è sentito male a maggio. Da allora, la sua vita è diventata un calvario tra ricoveri e accertamenti ospedalieri a Livorno e Pisa. Il 66enne ha lottato tanto, circondato dall’amore della moglie e dei suoi tre figli Emilia, Maurizio e Giacomo, ma la malattia alla fine ha preso il sopravvento finché ieri il suo cuore ha smesso di battere. «Non s’è mai arreso - raccontano Emilia e Giacomo - Fino all’ultimo giorno lui voleva andare al lavoro perché la sua vita era aiutare gli altri».

Livigni era molto conosciuto: per quarant’anni è stato infermiere all’ospedale in città. Per 27 anni ha prestato servizio in Rianimazione e poi per oltre dieci nel reparto di Urologia. Successivamente, è andato in pensione, ma non ha perso la sua passione per il lavoro tanto che per altri due anni è stato alle Cure palliative in libera professione. Chi lo conosceva lo descrive come un uomo molto generoso e votato ad assistere il prossimo. «Grazie alla sua professionalità e alla sua carica umana s’è fatto ben volere da tutti - dicono i figli - Andava al lavoro anche con la febbre alta e non si arrese persino quando fu operato all’ernia del disco: ce l’aveva nel sangue».

Tuttavia, negli ultimi anni la vera passione di Amedeo Livigni erano diventati i quattro nipitini, due di Emilia e altrettanti di Maurizio: l’infermiere faceva il nonno a tempo (quasi) pieno. «Li portava sempre a scuola, a giocare, a passeggiare e a guardare il panorama a Montenero - dice commossa la figlia Emilia - In famiglia lo chiamavano scherzosamente Sant’Amedeo». Il funerale religioso di Livigni si svolgerà oggi alle 16 alla cappellina del cimitero dei Lupi.

Lara Loreti

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