Gioco
Tangenti dalle aziende condannato funzionario
Quattro anni e mezzo in abbreviato al dipendente dell’Agenzia delle Dogane Era stato arrestato dai carabinieri con l’accusa di concussione, falso e truffa
LIVORNO. Fabrizio Pescini, 61 anni, ex funzionario dell’Agenzia delle Dogane con la passione per il pregiato vino “Sassicaia”, non era in aula ieri mattina mentre il giudice Antonio Pirato, pur riconoscendogli le «attenuanti generiche», lo condannava, in abbreviato, a quattro anni e sei mesi, oltre al risarcimento per le due parti civili di 3mila euro ciascuna per i reati di concussioni, falso e truffa.
Per conoscere “il metodo Pescini”, arrestato dai carabinieri il 7 settembre 2011, basta leggere la decina di denunce di altrettanti titolari di aziende che tra il 2007 e il 2011 sono stati ricattate dal funzionario e che sono finirte nel fascicolo del pubblico ministero Giuseppe Rizzo.
Racconta Adriano Peccianti, amministratore della ditta Antico Frantoio di Bibbona: «Nella nostra azienda avevamo installato un impianto fotovoltaico. Ma per ottenere il rimborso dal gestore dei servizi energetici c’era bisogno dell’attestato da parte dell’Agenzia delle Dogane. È in questo frangente che il funzionario ci ha chiesto soldi altrimenti diceva che avrebbe scritto nel verbale un quantitativo assai minore, facendoci un danno di circa 10 mila euro».
Lo stesso è avvenuto per i bagni Lido di Livorno da cui Pescini, nel gennaio 2011, ha ottenuto 500 euro «per tutta la documentazione necessaria per avere il rimborso». Tra le vittime c’è anche la Raf immobiliare di Cecina dove tra l’agosto 2008 e il dicembre 2009 Alberto Dodoli, referente della società, è stato costretto a consegnare al funzionario in fedele 1500 euro.
Nel lungo capo d’imputazione, otto pagine e ventotto contestazioni, il dipendente dell’Agenzia, difeso dall’avvocato Mario Maggiolo, era anche accusato di truffa ai dello Stato e falso. «Il 31 gennaio 2011 - si legge tra i reati - si è recato per un controllo nella sede della Carlo Laviosa srl in via Da Vinci durato un paio d’ore, mentre nel verbale ha sostenuto che le ore passate all’interno dell’azienda sono state otto volte di più». Lo stesso è avvenuto per le visite eseguite al Birrificio L’Artigiana di Collesalvetti e alla ditta Bolgheri wine distribution.
Ecco perché tutta la pratica è stata trasmessa alla Corte dei Conti che appena riceverà la sentenza di primo deciderà sul risarcimento che dovrà essere versato allo Stato e in vista del quale è stata congelata la liquidazione destinata all’imputato da parte dell’Agenzia delle Dogane.
Due i retroscena del processo: il primo riguarda il rigetto da parte del giudice alla richiesta di patteggiamento concordata a tre anni e sei mesi e avvenuto nella primavera scorsa.
Il secondo è sulle parti civile: solo due si sono costituite nel processo mentre gli altri hanno preferito lasciar perdere. A cominciare dall’Agenzia delle Dogane.
@fedelazzotti
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